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martedì 12 Ottobre 2021
PolisL'Italia rossa, gialla e arancione: mammiferi a zona

L’Italia rossa, gialla e arancione: mammiferi a zona

Con la divisione a zone dell’ultimo Dpcm, l’Italia rossa, gialla e arancione garantisce situazioni ilari anche in questo momento drammatico.

Italia rossa, gialla e arancione

Dopo l’ultimo Dpcm gli italiani non sono più tutti uguali, senza distinzione di sesso, età, religione e altre quisquilie, ma differenziati in base al colore.

Avremo, cioè, i rossi, gli arancioni e i gialli.

Steccati cromatici dividono gli abitanti di Belpelo da quelli di Belpasso, seguendo scrupolosamente i confini regionali.

Il Belpaese rinnegato un secolo di tradizione calcistica, getta alle ortiche l’ormai sorpassato trapattonismo e si schiera a zona, aprendosi finalmente alla luce, alla modernità, al progresso.

Visto dall’altra faccia della Luna, sembrerebbe provvedimento in cronico ritardo sui tempi, pezza a colore di un esecutivo senza i mezzi economici, e gli spiccioli politici, per imporre misure in linea con il resto d’Europa.

L’economia detta le regole e che la salute pubblica s’arrangi.

Ma, fatto nuovo per la repubblica peninsulare e insulare, a quanto pare le misure scatteranno in automatico, sulla base di 21 rigorosi parametri, senza le solite contrattazioni al ribasso, dalla Corte Costituzionale al consiglio di quartiere.

Riducendo gli amministratori locali a meri esecutori degli ukase centrali.

Rinunciando così, stante l’altissima qualità di qualcuno dei suddetti amministratori, a un notevole contributo in fatti, pensieri e omissioni.

Nonché al pittoresco apporto, in cultura e folklore, che solo certe disinvolte autonomie locali riescono a cagionare alla cosa pubblica.

E che la partita si giochi soprattutto in questo campo, lo testimonia il grido di dolore di un intellettuale del calibro di Matteo Salvini, quando denuncia a chiare lettere il timore di morte culturale del sistema paese.

Riferendosi, con molta probabilità, ai rischi di interruzione per la filiera produttiva della polenta taragna o dei campanacci per vacche frisone.

matteo salvini, politico o influencer?

L’estro di Zaia

Per fortuna, pensionato Piero Angela e con Rai Storia a rischio chiusura, ad acculturare le masse ci pensa Luca Zaia da Conegliano Veneto.

L’ormai mitico Presidente del Veneto non è nuovo a esternazioni di ampio respiro. Come quando, nella scorsa primavera, rinsaldò indissolubilmente i legami affettivi con il generoso popolo cinese, affermando che li abbiamo visti tutti, i cinesi, mangiare topi vivi.

Parole da statista maturo, in cui nessuno potrebbe ravvisare un conflitto di interessi, essendo appunto Zaia di Conegliano (provincia di Treviso) e non di Vincenza.

Tempo pochi mesi e sarà sempre lui a sciorinare, con notevole modestia, la sua competenza in campo virologico: Non sono un super esperto, ma la materia la conosco. Ho fatto due anni di Veterinaria.

Due anni due, mica cotiche.

Quanto al Nobel, per il momento soprassediamo. Sognare è lecito, avverarsi è cortesia.

Idea di Zaia in Veneto i tamponi li faranno i veterinari

Mammiferi a zona

Non pago di siffatti successi, il grande Zaia ha recentemente partorito una nuova gigantesca idea. Utilizzare i veterinari per i tamponi.

Epocale trovata che, per essere apprezzata in tutta la sua rivoluzionaria grandezza, necessita delle parole testuali espresse in conferenza stampa, senza la mediazione di inutili commenti.

Convocheremo i rappresentanti dei 2450 veterinari, per fare i tamponi. L’uomo è un mammifero, tutti i mammiferi hanno 7 vertebre cervicali, tutti i mammiferi sono catalogati in questa categoria perché allattano il nascituro, che siano dei volatili o dei pesci, anzi dei mammiferi. Il delfino è un mammifero, per dire, no? Il pipistrello è un mammifero. E a livello di mammiferi, i veterinari sono degli esperti.

Noi siamo un animale, un mammifero. Non c’è nulla di trascendentale pensare di poter fare un percorso anche assieme ai veterinari, che qualora fossero disponibili, noi siamo disposti ad affrontarlo. I veterinari sanno benissimo com’è fatto un corpo umano, perché conoscono benissimo l’anatomia. Fanno due esami di ana…, di autonomia, di anatomia. Anatomia 1 e anatomia 2, conoscono la fisiologia…

Certo, l’esposizione non è propriamente fluida, con qualche farfugliamento e intoppo. Vi sono dei lapsus calami, autonomia invece di anatomia, tutto sommato giustificabili in un leghista con pedigree e la ben nota sintassi itinerante, che per il simpaticissimo Zaia è ormai un marchio di fabbrica.

Ma elevandosi al di sopra di queste umane miserie, bisogna riconoscere una visione di ampio respiro, che oltre a svolgere funzione didascalica, introduce nuovi e mirabolanti concetti scientifici.

Apprendiamo infatti, con vivo stupore e commossa gratitudine, che delfini e pipistrelli sono anch’essi mammiferi, parte affatto disprezzabile della nostra grande famiglia.

Sembra poca cosa, ma nelle lunghe serate di lockdown consente figuroni a Trivial.

Mammiferi variabili

Apprendiamo anche, nelle more della zaiaiesca inventiva, che i suddetti mammiferi non si limitano ad allattare i cuccioli, ma anticipano l’atto ancor prima del parto (nascituro: agg. e sost. m. Che sta per nascere. Vocabolario Treccani) tanto è l’amore materno.

Ulteriore, mirabolante scoperta, tutti i mammiferi hanno 7 (sette) vertebre cervicali. Si vede che nel frattempo, opportuno decreto della Regione Veneto ha modificato la struttura scheletrica di bradipi e trichechi.

In quanto, risulterebbe da fonte attendibile che questi buffi animali abbiano un numero di vertebre (cervicali) variabile tra 5 e 9, a seconda dell’ordine e della famiglia (intesa come classificazione biologica e non, of course, come nucleo di congiunti).

Ma non avendo frequentato i primi due anni di veterinaria, requisito minimo per qualsivoglia competenza scientifica, non possiamo, né vogliamo esprimere certezze in campi a noi ignoti. In specie al cospetto di un gigante dell’anatomia comparata come Luca Zaia.

Resta solo da stigmatizzare la crassa riottosità di questa pur minoritaria componente del regno animale (mammiferi, vabbè, ma fino a un certo punto) nell’uniformarsi alla legittima volontà di un rappresentante democraticamente eletto.

Italia rossa, gialla e arancione: un lockdown in allegria

L’unico rimprovero che sentiamo di poter muovere, con serenità, al Presidente del Veneto è semmai, di non aver osato abbastanza.

Perché, già che ci siamo, non estendere la tamponesca mobilitazione anche a macellai, beccai, norcini, pastori, butteri, mandriani, tassidermisti et similia?

Fior di professionisti che magari ignorano l’esatto numero di vertebre cervicali del dugongo, ma se opportunamente addestrati, sapranno certo infilare un tampone nel naso o nella cavità orofaringea.

Come d’altronde, e senza bisogno di addestramento, tutti gli infermieri e i tecnici di laboratorio italiani, ma vuoi mettere la gioia di essere tamponati (orrido termine ormai invalso nell’uso) da un veterinario fatto e finito?

Considerazioni di ordine umanitario, oltre che di dignità democratica, ci impediscono di invocare che, per il folto popolo leghista, l’assistenza veterinaria venga estesa a ogni ambito sanitario, includendo anche diagnosi e terapia.

Ma se domani tale eventualità venisse caldeggiata da uno dei loro più prestigiosi leader, qual è Luca Zaia, riteniamo che andrebbe quanto meno vagliata senza particolari pregiudizi.

Venendo a noi comuni mortali, nutriamo la certezza che un nuovo ed eventuale lockdown trascorrerebbe in allegria.

Allietato da una categoria giammai latitante nelle italiche vicende, pur tristi e perigliose che siano.

I comici.

 

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L’Italia rossa, gialla e arancione e la weltanschaung di Toti

 

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