Israele senza freni: bombarda Beirut, occupa l’aeroporto e colpisce Nasrallah. Il mondo tace

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Nelle ultime ore, la crisi tra Israele e Libano ha subito un’escalation drammatica con l’attacco al quartier generale di Hezbollah a Beirut.

Fonti israeliane, riportate da Haaretz, affermano che l’operazione ha causato almeno 300 morti e centinaia di feriti, ma il presunto assassinio mirato di Hassan Nasrallah, leader del movimento sciita libanese, rimane incerto.

Nonostante le dichiarazioni israeline sulla morte del leader sciita, Hezbollah non ha ancora confermato la notizia. La situazione è resa ancora più tesa dal fatto che l’IDF ha preso il controllo dell’aeroporto di Beirut, un atto che lascia pochi dubbi sulle sue intenzioni belliche.

Il raid, avvenuto in seguito a quattro richieste di “cessate il fuoco” da parte dell’ONU, è stato ordinato dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu direttamente da New York, subito dopo un discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

L’uso di bombe anti-bunker ha abbattuto sei edifici nella periferia sud di Beirut, dimostrando la volontà di colpire obiettivi strategici e di mostrare il potere militare israeliano al mondo intero.

Israele: un messaggio di strapotere e incertezze sulla morte di Nasrallah

L’attacco, oltre a mirare alla neutralizzazione di Nasrallah, ha avuto l’obiettivo di inviare un messaggio di strapotere al mondo.

Israele ha dimostrato ancora una volta la sua determinazione a usare la forza militare contro Hezbollah, anche in un contesto dove erano in corso sforzi diplomatici per il cessate il fuoco. Tuttavia, l’assenza di una conferma ufficiale sulla morte di Nasrallah solleva dubbi sull’efficacia di questa operazione.

Ciò che resta, al momento, è un bilancio umano devastante e un’inquietante sensazione di ulteriore escalation in arrivo.

La diplomazia internazionale, in particolare quella degli Stati Uniti, sembra sempre più in difficoltà. Le dichiarazioni del presidente Joe Biden, che ha negato qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti nell’operazione, sono state accolte con scetticismo. La portavoce del Pentagono, Sabrina Singh, ha sottolineato – con la solita pantomima mediatica-  che gli USA non avevano alcun preavviso dell’attacco, ma l’incontro contemporaneo tra il Segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin e il suo omologo israeliano Yoav Gallant alimenta il sospetto che ci sia stata almeno una comunicazione indiretta tra i due governi.

Il discorso di Netanyahu alle Nazioni Unite, privo di aperture verso una soluzione negoziata, e l’ordine immediato di eliminare Nasrallah, indicano chiaramente una linea di intransigenza da parte del governo israeliano. Se confermata, la morte del leader di Hezbollah rappresenterebbe una vera e propria dichiarazione di guerra non solo contro il gruppo sciita, ma contro l’intero mondo sciita, aprendo la strada a un conflitto ancora più ampio in Medio Oriente.

La guerra preventiva e la posta in gioco

Dietro questo attacco, c’è la strategia israeliana di risolvere una volta per tutte la minaccia rappresentata da Hezbollah. Con oltre 70.000 sfollati nell’Alta Galilea, la leadership israeliana sembra orientata verso una guerra preventiva contro il movimento sciita, con l’intenzione di spingerlo oltre il fiume Litani e mettere fine alla sua presenza militare vicino ai confini israeliani.

Il ruolo degli Stati Uniti in questa crisi è ambiguo: formalmente si tengono in disparte, ma la mobilitazione di truppe e portaerei nell’area suggerisce che Washington è pronta a intervenire se necessario, soprattutto nel caso di un coinvolgimento diretto dell’Iran. In effetti, molti analisti vedono in questa crisi una strategia israeliana per provocare un conflitto con l’Iran, utilizzando Hezbollah come pretesto per un’escalation.

L’Iran, il vero obiettivo

È chiaro che l’obiettivo finale di Israele non è solo Hezbollah, ma l’Iran. Le recenti azioni militari, come l’eliminazione di Haniyeh a Teheran e i raid contro Gaza e il Libano, sembrano più mirate a provocare una reazione dell’Iran, piuttosto che a risolvere il conflitto con le milizie sciite. Il tentativo di uccidere Nasrallah potrebbe essere l’ultimo passo di Israele verso un conflitto aperto con Teheran, che potrebbe vedere il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, desiderosi di frenare il programma nucleare iraniano.

Per ora, l’Iran ha mantenuto la sua “pazienza strategica”, evitando di rispondere direttamente alle provocazioni israeliane. Tuttavia, il tentato omicidio di Nasrallah potrebbe rappresentare un punto di rottura. Secondo il New York Times, la Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha convocato d’urgenza il Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, segno che Teheran sta valutando una possibile reazione.

Se la crisi dovesse evolvere in una guerra su vasta scala, le conseguenze sarebbero disastrose non solo per Israele e Libano, ma per l’intera regione mediorientale. Netanyahu potrebbe aver finalmente ottenuto la guerra che cercava da tempo, e il rischio è che questa si trasformi in un conflitto aperto tra Israele e Iran, con il coinvolgimento di potenze internazionali e regionali, inclusi gli Stati Uniti e i regimi arabi sunniti moderati.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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