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Israele accusa, l’ONU smentisce: nessuna prova contro l’UNRWA

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Israele accusa l’UNRWA di complicità con Hamas, ma due indagini ONU – compresa quella dell’OIOS – non trovano alcuna prova. Le accuse si rivelano infondate, mentre i fondi sospesi hanno colpito duramente i civili palestinesi. Intanto emergono denunce di torture da parte di Israele.

Israele accusa l’UNRWA (L’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Impiego dei Rifugiati Palestinesi) di complicità con Hamas. Risposta secca di ONU e OIOS: non vi è alcuna prova

Dall’inizio del feroce attacco israeliano a Gaza nell’ottobre 2023, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Impiego dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) si è trovata al centro di una tempesta di accuse che hanno portato alla sospensione di centinaia di milioni di dollari in finanziamenti. Ma cosa dicono realmente le prove? Un’analisi delle indagini ufficiali rivela un quadro composto dalle solite fake news israeliane.

Le accuse iniziali

Nel gennaio 2024, il governo israeliano ha accusato 12 dipendenti dell’UNRWA di aver partecipato agli attacchi del 7 ottobre 2023 contro Israele. Queste accuse hanno innescato una crisi immediata: più di una dozzina di donatori internazionali, inclusi Stati Uniti ed Unione Europea, prima ancora di verificare tali accuse (dal momento in cui non è nuova l’abitudine di Israele di lanciare accuse che non trovano alcuno spazio nella realtà), hanno sospeso circa 450 milioni di dollari in finanziamenti.

Le autorità israeliane hanno inoltre affermato che “almeno 190 lavoratori UNRWA stavano anche lavorando come operativi di Hamas o della Jihad Islamica” e che “circa il 10% di tutto il personale UNRWA a Gaza, o circa 1.200 persone, hanno collegamenti con Hamas o la Jihad Islamica Palestinese”.

Cosa hanno rivelato le indagini ufficiali: il Rapporto Colonna

L’ONU ha immediatamente avviato due indagini separate. La prima, condotta da una commissione indipendente guidata dall’ex Ministro degli Esteri francese Catherine Colonna, si è concentrata sui meccanismi di neutralità dell’UNRWA. I risultati, pubblicati nell’aprile 2024, sono stati inequivocabili: “Israele ha affermato pubblicamente che un numero significativo di dipendenti UNRWA sono membri di organizzazioni terroristiche. Tuttavia, Israele deve ancora fornire prove a sostegno di questo“. Prove che poi successivamente non sono mai arrivate, naturalmente, o erano tutt’altro che prove.

Ma intanto lo Stato occupante di Israele aveva raggiunto il proprio scopo: fermare l’Agenzia ONU che da decenni si occupa di dar sollievo e aiuto alle persone sfrattate dalle proprie case e dalle proprie terre proprio dagli israeliani, al momento della nascita dello Stato sionista, durante la Nakba del 1948.

Il rapporto ha rilevato che “l’UNRWA possiede un approccio più sviluppato alla neutralità rispetto ad altre entità simili dell’ONU o ONG” e che “tra il 2022 e il 2024, l’Agenzia ha esaminato tutte le accuse esterne di violazioni della neutralità e ha aperto indagini dove ha trovato prove prima facie di cattiva condotta”.

L’Indagine OIOS

La seconda indagine, condotta dall’Ufficio delle Nazioni Unite per i Servizi di Supervisione Interna (OIOS), l’organo investigativo più alto del sistema ONU, ha esaminato specificamente le accuse contro 19 membri del personale UNRWA. I risultati, pubblicati nell’agosto 2024, mostrano:

  • In un caso, non sono state ottenute prove per supportare le accuse contro il membro del personale
  • In nove altri casi, le prove ottenute dall’OIOS erano insufficienti a supportare il coinvolgimento dei membri del personale
  • Nei restanti nove casi, le prove – se autenticate e corroborate – potrebbero indicare che i membri del personale UNRWA potrebbero essere stati coinvolti negli attacchi del 7 ottobre.

Ma, naturalmente, “l’OIOS non è stato in grado di autenticare indipendentemente le informazioni utilizzate da Israele per supportare le accuse”, il che, fuor da formalismi istituzionali, significa semplicemente che Israele ha depositato prove farlocche, false, taroccate, come naturalmente era facile immaginare e sospettare fin da subito, trattandosi di Israele.

Le accuse di tortura di UNRWA a Israele

Viceversa, una dimensione preoccupante della vicenda è emersa quando l’UNRWA ha documentato che alcuni suoi dipendenti (l’UNRWA ha più di 30.000 dipendenti in tutta la regione, di cui 13.000 a Gaza), rilasciati dalla detenzione israeliana, hanno riferito di essere stati torturati al fine di estorcere false confessioni.

Secondo i rapporti: “Alcuni del nostro personale hanno comunicato ai team UNRWA di essere stati costretti a fare confessioni sotto tortura e maltrattamenti. Queste false confessioni (estorte con la violenza), erano in risposta a domande sui rapporti tra UNRWA e Hamas e il coinvolgimento nell’attacco del 7 ottobre contro Israele”.

Le accuse includono “gravi percosse fisiche, waterboarding, esposizione a cani feroci e aggressivi, minacce di violenza, stupro e elettrocuzione, abusi verbali e psicologici, minacce di omicidio, ferimento o minacce di ripercussioni violente sui familiari”.

Le conseguenze umanitarie

Le sospensioni dei finanziamenti hanno avuto conseguenze devastanti in un momento critico. UNRWA rimane fondamentale nel fornire aiuti umanitari salvavita e servizi sociali essenziali, in particolare nella salute e nell’istruzione, ai rifugiati palestinesi. Come tale, UNRWA è insostituibile e indispensabile per lo sviluppo umano ed economico dei palestinesi.

Alcuni Paesi hanno successivamente ripristinato i finanziamenti dopo la pubblicazione del rapporto Colonna, ma gli Stati Uniti hanno mantenuto la sospensione fino almeno al marzo 2025.

In conclusione, le indagini ufficiali dipingono un quadro falso e inattendibile, del tutto diverso dalle accuse israeliane iniziali. Mentre nove dipendenti sono stati licenziati per possibile – ma non documentato -coinvolgimento negli attacchi del 7 ottobre, rappresentando solo lo 0,03% del personale totale, le affermazioni più ampie su infiltrazioni sistematiche di Hamas nell’UNRWA non hanno trovato supporto nelle prove disponibili.

Il caso UNRWA illustra la complessità di operare in zone di conflitto e l’importanza di basare le decisioni politiche su prove verificate piuttosto che su accuse non corroborate. Le conseguenze umanitarie di azioni affrettate ricadono inevitabilmente sui civili più vulnerabili, ovvero proprio su coloro che dovrebbero esser protetti da tali programmi.

Le istituzioni internazionali, pur non essendo perfette, hanno dimostrato di avere meccanismi robusti di controllo e di essere disposte a prendere misure severe quando necessario. La sfida è distinguere tra problemi isolati e accuse sistemiche infondate, specialmente in contesti polarizzati dove la verità può diventare la prima vittima del conflitto.

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parole ribelli, menti libere

Eugenio Cardi
Eugenio Cardi
Scrittore, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato ad oggi dodici romanzi, pubblicati in Italia e all’estero

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