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Iran, il prossimo 5 luglio saranno il conservatore Saeed Jalili e il riformista moderato Masoud Pezeshkian a sfidarsi nel ballottaggio per eleggere il 14esimo presidente della Repubblica islamica, dopo la morte improvvisa in un incidente aereo di Ebrahim Raisi lo scorso 20 maggio. Eppure la notizia ha trovato scarsa eco sui nostri media e la Repubblica Islamica resta un oggetto sconosciuto e molto semplificato nelle narrazioni che lo accompagnano.
Elezioni in Iran, si va al ballottaggio
Il ministero dell’Interno dell’Iran ha annunciato ufficialmente che al secondo turno delle elezioni presidenziali si sfideranno il candidato riformista Massud Pezeshkian, primo per numero di preferenze, e il conservatore Said Jalili.
Insolitamente bassa per gli standard iraniani l’affluenza che si è fermata ad appena il 40% degli aventi diritto.
Dei 24,54 milioni di schede scrutinate, il deputato Massoud Pezeshkian ha ricevuto 10,41 milioni di voti, ovvero il 42%. È davanti a Said Jalili, ex negoziatore sul nucleare, che ha ottenuto 9,47 milioni di voti (38%).
Pezeshkian e Jalili hanno battuto nettamente il presidente conservatore del Parlamento, Mohamad Baquer Ghalibaf, che ha preso 3,38 milioni di voti. Molto più indietro, il quarto candidato, Mostafa Pourmohammadi, unico religioso in corsa, che ha ottenuto 206.397 voti.
Delle 14 elezioni presidenziali tenutesi in Iran dal 1979, solo una è stata decisa al secondo turno, nel 2005.
Iran, questo sconosciuto
– Gianpasquale Santomassimo*
Con meno attenzione da parte nostra di quella delicata ad altre elezioni prossime o future come in Francia e negli Usa, si sono svolte le consultazioni in Iran.
Si tratta probabilmente del primo turno in base alle leggi di quella che è una democrazia molto sui generis.
Abbiamo un elettorato che in passato ha mostrato di potersi muovere in maniera difforme rispetto alle indicazioni della élite teocratica ma anche rispetto alle aspettative del punto di vista “occidentalista” che guarda a questa realtà senza avvertire l’esigenza di approfondire l’analisi di un paese ricco di sfumature e contraddizioni.
Un paese giovanissimo, dove prevale la classe di età che in Europa appare in ritirata. Un paese che è impossibile ricondurre alla semplificazione che abbiamo adottato da molto tempo.
Le nostre televisioni intervistano solo dissidenti riparati all’estero che sostengono la direttiva, che a me appare sterile e priva di sbocchi, del boicottaggio delle elezioni.
Noi denunciamo giustamente l’assurdo e brutale accanimento contro le donne che non si conformano alle disposizioni sul velo (assente in queste forme in gran parte delle società islamiche).
Ma l’Iran è anche il paese che ha il maggior numero di donne nell’amministrazione del paese, e che vede prevalere nettamente le studentesse sugli studenti nelle Università, giudicate di buon livello dagli osservatori esterni.
E’ anche un paese che mantiene le tradizioni di tolleranza nei confronti degli altri culti che fanno parte della storia dell’Islam.
E per di più è un paese dove esistono sinagoghe in numero maggiore di quante moschee abbiamo in Italia. Qualche anno fa in una trasmissione di approfondimento della Rai colpivano le interviste ai giovani ebrei all’esterno di una sinagoga nella periferia di Teheran. Dove gli intervistati si mostravano moderatamente fiduciosi rispetto al governo, o decisamente critici, ma sempre con libertà di espressione e di giudizio.
In breve, direi che di fronte a questa società in divenire (e a distanza ormai di molti decenni dalla rivoluzione khomeinista) abbiamo l’esigenza di analisi realistiche e approfondite, anche spregiudicate, che rifuggano dalla propaganda e dal punto di vista “occidentalista” che impedisce da sempre di cogliere le linee di tendenza del mondo fuori dai confini, sempre più ristretti, dell’Occidente residuo.

* Per gentile concessione di Gianpasquale Santomassimo
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