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Insediamento E1, il colpo di grazia: Israele seppellisce l’illusione dei due Stati

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Israele approva il mega insediamento E1 con 3.400 nuove case tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim. Una mossa che, secondo Smotrich, “seppellisce l’illusione dei due Stati”, rafforzando l’occupazione illegale e cancellando ogni prospettiva di Stato palestinese.

E1, gli insediamenti come arma politica

Con l’approvazione del progetto E1, Israele compie un nuovo e decisivo passo nell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Il piano prevede la costruzione di circa 3.400 unità abitative tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim, una delle colonie più grandi e discusse dell’area, situata a est della capitale israeliana, ai margini del deserto.

Un’operazione che, al di là della dimensione edilizia, possiede un chiaro significato politico e geopolitico: rendere impossibile la nascita di uno Stato palestinese contiguo e, di fatto, sancire la frammentazione permanente dei territori occupati.

Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, esponente dell’ala più radicale del governo Netanyahu, lo ha dichiarato senza esitazione: «Ogni unità abitativa è un chiodo sulla bara della pericolosa idea dei due Stati». Non uno slogan, ma una programmatica cancellazione della prospettiva di compromesso, perseguita attraverso la cementificazione del territorio.

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, lo ricordiamo, sono considerati illegali dal diritto internazionale umanitario e dalle stesse risoluzioni delle Nazioni Unite. Nonostante questo, Tel Aviv prosegue da decenni in un’opera di colonizzazione che, lungi dall’essere episodica, appare sempre più come la strategia principale per ridisegnare a proprio favore i confini politici e demografici dell’area.

La strategia del “fatto compiuto”

Il progetto E1 non è un’iniziativa isolata. Già nel 2018 Israele aveva approvato la costruzione di 20.000 nuove unità abitative a Ma’ale Adumim, che si trova oggi in piena espansione. A questo si aggiunge un fitto reticolo di colonie, avamposti e infrastrutture militari che, nel complesso, frammentano la Cisgiordania in enclave separate e rendono logisticamente impraticabile l’idea di uno Stato palestinese sovrano e indipendente.

L’approvazione di E1 ha un valore simbolico e strategico: esso si colloca infatti in un’area chiave tra Gerusalemme Est e il deserto di Giudea, creando un corridoio israeliano che divide in due i territori palestinesi. La conseguenza pratica è l’isolamento di Gerusalemme Est, capitale rivendicata dai palestinesi, dal resto della Cisgiordania. Una mossa che, nei fatti, azzera ogni possibilità di negoziato basato sulla soluzione a due Stati.

Le parole di Smotrich, oltre a confermare questa volontà, svelano anche l’approccio ideologico del governo: la colonizzazione come “ritorno biblico” e consolidamento dell’“anima ebraica” della terra. È una narrazione che non lascia spazio ad alternative e che, di conseguenza, alimenta un conflitto senza prospettive di mediazione.

Il silenzio internazionale e le sue conseguenze

Di fronte a questa escalation, la comunità internazionale reagisce con dichiarazioni di condanna tanto rituali quanto inefficaci. L’Unione Europea e le Nazioni Unite ribadiscono che gli insediamenti sono illegali e rappresentano un ostacolo alla pace, ma non adottano misure vincolanti o sanzioni. Gli Stati Uniti, pur formalmente contrari all’espansione coloniale, si limitano a esprimere “preoccupazione” senza mai tradurla in pressioni reali.

Così, la logica del “fatto compiuto” avanza indisturbata. Ogni nuovo quartiere, ogni nuova abitazione costruita sul suolo palestinese diventa un tassello irreversibile, destinato a modificare in modo permanente la geografia politica della regione. Per i palestinesi, ciò significa assistere a una progressiva espropriazione e a una riduzione costante dello spazio vitale. Per Israele, significa consolidare una posizione di forza che rende inutile ogni tavolo negoziale.

Il risultato complessivo è l’erosione definitiva dell’illusione dei due Stati. L’insediamento E1, come sottolinea Smotrich, non è solo un piano edilizio: è un atto politico che mira a “chiudere la partita” con i palestinesi senza alcuna concessione, affidandosi unicamente alla potenza dei bulldozer e al cemento delle nuove costruzioni.

 

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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