Il disco rotto dell’estate: è ricominciata la pacchia ma per Salvini

Con la ripresa degli sbarchi è ricominciata la pacchia per Salvini che può tornare a ripetere le solite cose senza curarsi della realtà.

La pacchia è ricominciata. Per Salvini

Grazie a Conte è ricominciata la pacchia. L’ha detto davvero e non sorprende nessuno: è un disco rotto ma in fondo nemmeno Salvini crede più a Salvini.

Sembra uno di quei maghi che si esibiscono alle sagre di paese, con trucchi datati, sempre uguali, che ripete ad ogni spettacolo, confidando nella piazza diversa che lo acclama come una grande novità, ignara di averlo già visto diverse volte.

Il meccanismo ormai è noto e anche il trucco dietro: il capitano è un politico modesto che ripete sempre le stesse cose e ricorre sempre agli stessi artifici retorici pur di non rispondere alle domande che gli vengono fatte

Perché se ripeti tanto un concetto, alla fine diventa una verità e basta, e funziona con la politica, con la religione, con le bugie a noi stessi. E poco importa se ogni singolo concetto viene sconfessato puntualmente, anche da lui stesso.

Ma è stato un anno complicato per il capitano: Salvini nel famigerato agosto del 2019 ha fatto cadere il Governo fantasticando su pieni poteri, per poi provare a rimangiarsi tutto e gridando al complotto.

Da allora è entrato in un loop in cui meccanicamente ripete cose a cui non crede neppure lui. E infatti, se le cose poi evolvono in maniera diversa da quello appena dichiarato, lui dice il contrario in tempo reale.

Salvini e il covid: la pacchia delle fake news

La gestione dell’emergenza sanitaria è stata eloquente in questo. Salvini ha detto tutto e il contrario di tutto: il virus non esiste; no, il virus esiste ed è pericoloso, chiudere tutto; no, contrordine, riaprire tutto. Ora è in versione il virus non esiste ma aspettiamo domani per conferma.

In quel frangente è riuscito ad entrare sul podio dei politici che diffondevano più bufale sul covid nella poco prestigiosa classifica stilata dalla BBC.

L’estate in soccorso

In totale fase confusionale, attendendo i sondaggi per capire cosa dichiarare, l’arrivo dell’estate e la ripresa degli sbarchi, è stata una panacea. Ha ritirato fuori l’armamentario dell’invasione e in queste circostanze riesce ad essere particolarmente becero, solleticando la pancia dell’orda che lo applaude.

Ma qui finisce l’ironia e inizia lo sdegno perché si parla di vite umane, usate con disprezzo per puri scopi propagandistici.

Frasi come: Governo sparge migranti infetti per l’Italia per tenerci sotto stato di emergenza, Ecco altri che staranno a scrocco e il suo orribile è ricominciata la pacchia, sono abomini per chiunque abbia un minimo di discernimento umano.

Il duetto Floris-Salvini: la pacchia per i meme

 

In cosa consisterebbe questa pacchia?

Secondo gli accoliti salviniani c’è una cricca formata dai buonisti, Ong, Soros e il Governo, che adopera tutto il suo potere, le sue influenze e tutti i mezzi leciti e illeciti, compreso un programma di condizionamento cerebrale, per convincere migliaia di giovani africani in salute, sorridenti, con qualche disponibilità economica, cellulari e scarpe nike, a lasciare le loro comode esistenze per riversarsi sull’Italia.

Questi bontemponi africani eviterebbero di comprare biglietti aerei, per affrontare invece un viaggio a piedi nel deserto del maghreb, passare nelle mani dei trafficanti libici, poi, se sopravvivono, attraversare il mediterraneo su bagnarole che li lasciano a metà strada, per essere raccolti in mezzo al mare, se non affogano prima, dalle navi delle Ong e della marina militare italiana.

Successivamente aspetterebbero con gioia di essere ammassati in centri di concentramento dislocati in fiorenti località ricche di prospettive (come Gioia Tauro, Manduria, Santa Maria Capua Vetere etc etc) e di li, se non rimandati al punto di partenza (una grande avventura che potranno raccontare ai loro parenti, se non sono tenuti in ostaggio da qualche banda di trafficanti che aspetta che saldino il conto viaggio), pronti a finire o nei campi agricoli come braccianti a due euro l’ora, oppure fuori le stazioni a bivaccare e dire ciao bella a tutte le nostre donne che passano.

La pacchia è un racconto che fece Pietro Bartolo, quand’era medico a Lampedusa, intervistato da Roberta Benvenuto per Michele Santoro:

La storia che mi ha colpito di più? Quella di una bimba di 8 anni che ha attraversato il deserto da sola, è stata violentata, picchiata, è naufragata e dopo un anno e mezzo è riuscita ad arrivare a Lampedusa. Quando le ho chiesto perché fosse venuta in Italia da sola mi ha detto: ‘Sono venuta a cercare la mia mamma’. Le ho chiesto dove si trovasse, e lei mi ha risposto che sapeva solo che la mamma si trovava in Europa.

La banalità della realtà

Ci ritroviamo con fatica a dover rispondere sempre le stesse cose. L’artificio retorico, quello del ricatto morale è sempre lo stesso: non possiamo accogliere tutti. A parte che nessuno ha mai detto che dobbiamo accogliere tutti , anche se, come principio di base, non si può impedire ad un essere umano di spostarsi ne può diventare un crimine il movimento delle persone. Ma soprattutto non tutti vogliono essere accolti qui.

Quindi quando si parla di  fermare gli sbarchi mescolando le carte con l’accoglienza, e ancor peggio con la pandemia, si è  in mala fede e si accarezza il razzismo sotto pelle dell’elettorato, nonostante le giravolte semantiche per dire il contrario.

Gli sbarchi sono esseri umani, non una categoria astratta. Sono persone che hanno diritto a che sia esaminata la loro posizione ai sensi dell’art. 10 comma 3 della Costituzione e quindi dobbiamo non solo salvarli ma anche assisterli e operare questa verifica necessaria:

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

E lo ripetiamo proprio quando il Parlamento ha rifinanziato la guardia costiera libica, quella che a nostre spese riporta i migranti nei lager libici, dove vengono torturati, stuprati e uccisi, a proposito di diritti umani.

Poi ci sarebbe anche l’art. 32 primo comma quello che dice:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Diritto dell’individuo, non del cittadino italiano, a tutela della collettività. Se sbarca un malato lo curiamo e dopo, eventualmente, si può discutere sul lavoro e sulle politiche migratorie.

Ma tutti questi sono sofismi all’occhio del capitano e della sua brigata: l’obiettivo e ritornare nella stanza dei bottoni, l’odore del potere è come il sangue per un vampiro ma senza averne il coraggio omicida: si mandano avanti gli altri, ci si nasconde dietro a burocrati grigi, si aizzano pogrom.

“Ecco altri che staranno a scrocco…”

 

La barbarie dei conigli

Nei secoli passati le comunità pensavano di risolvere i loro problemi con i sacrifici umani. Sull’altare del dio più consono si ammazzava lo sfigato di turno (meglio se donne, vergini) e il Gran Sacerdote prospettava un futuro migliore per tutti; contemporaneamente invitava a consegnare offerte alla divinità.

La quale se ne vedeva bene dall’apparire e banchettare con i doni, che evidentemente finivano nella dispensa del furbacchione che gestiva il Tempio. Nel tempo abbiamo imparato a considerare queste pratiche barbare, frutto di ignoranza e superstizione.

Curiosamente, per vie traverse, ci stiamo ritornando. Ma senza il coraggio assassino del metterci la faccia, la volontà; no, si lascia al caso costruito, alle manine altrove, alla burocrazia senza volto, allo scaricabarile, al crimine senza responsabilità. Questa è la barbarie dei conigli.

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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