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mercoledì, Agosto 10, 2022

I pregiudizi sulla Cina e il suo peso nel mondo ieri e oggi

La Cina ha pesato molto sul baricentro economico, tecnico e demografico del mondo a più riprese dall’antichità ad oggi.

La Cina e il suo peso nel mondo ieri e oggi

Quando parliamo della Cina e del ruolo che occupa (e occuperà nel mondo) dovremmo forse togliere gli occhiali del pregiudizio e cercare nella storia di quel popolo.

Gli storici hanno notato che i due serbatoi umani (Europa e Cina/Estremo Oriente, con l’intermezzo indiano) si scambiavano questo primato come in un pendolo: nel momento in cui uno dei due si affermava, l’altro tendeva a declinare, fino a quando questi fattori non portavano ad un inversione.

Esempio: la peste nera, partì in Estremo Oriente e creò problemi alla Cina, salvo poi arrivare in Europa e decimare la società medievale con tutto ciò che ne derivò.

Abbiamo già notato come queste civiltà (insieme a quella islamica e al subcontinente indiano) corrispondano alla fascia temperata del continente euroasiatico (la più grande estensione territoriale in lunghezza in quella fascia climatica).

Il Mesoamerica e l’area andina (la costa), anche esse aree temperate, portarono alla formazione di società più complesse, ma forse la poca estensione non favorì il processo.

Torniamo alla Cina: durante questi periodi di splendore non si lanciò mai alla conquista dei mari.

La tradizione geopolitica e militare cinese si concentra sulla terraferma e, infatti, la storia cinese ci parla di lotte con le popolazioni centroasiatiche, mongole o con i tibetani.

Anche qui, in un equilibrio storico ben più stabile di quanto considerato nelle semplificazioni odierne: i tibetani furono acerrimi rivali della Cina, in alcuni periodi lo stato tibetano fu minaccia per la Cina, mentre in altri le famiglie reali dei due paesi scambiavano rampolli e principesse, fino ad arrivare ad una tardiva unione personale. I lama gestivano uno stato feudale: dal latifondo, alla mancanza di giustizia terza, fino alla tortura e alla servitù.

Siamo proprio sicuri che un povero tibetano non abbia vissuto come una liberazione l’arrivo dell’esercito cinese? Al di là della propaganda americana sui soldati cinesi che entrano e distruggono mandala colorati.

I Cinesi:

  • Nel 1405-1407 visitarono l’Insulindia;
  • Nel 1408-11 visitarono Ceylon;
  • Nel 1413 – 17 furono a Sumatra;
  • Di nuovo Sumatra nel 1417 – 1419;
  • Di nuovo Sumatra nel 1421 – 1422.
  • Si susseguirono missioni diplomatiche e commerciali in India e a Sumatra;
  • Fino al 1431, quando la flotta visitò Giava, Malacca, Ceylon, Calicut (Kerala, India) e alla fine Ormuz (dove si presume che un ambasciatore cinese di religione musulmana si recò a la Mecca).

Poi i viaggi terminarono. L’affermazione della dinastia Ming sposta l’asse a Nord e ci si torna a concentrare sulla minaccia nomade.

Gli storici hanno provato ad immaginare perché i cinesi (o i giapponesi) si ritirarono dai mari o perché non provarono ad allargarsi verso il Pacifico (scoprendo quindi l’America).

Vi sono, come abbiamo detto delle motivazioni endogene (l’aggressività via terra nel caso dei cinesi; la graduale chiusura a cui la società giapponese andrà incontro fino all’800), dall’altro dei fattori ambientali.

Il Mar Giallo e sotto l’area dell’attuale Indonesia, avrebbero i vantaggi di un mare chiuso sia per la navigabilità (e quindi la complessità tecnica richiesta), sia per la facilità di scambio (e quindi per i commerci). Ai locali sarebbe, dunque, mancato lo stimolo (quello che a un certo punto spinse i portoghesi a fare il salto).

Le giunche asiatiche non avrebbero avuto la forza di reggere un viaggio verso l’America via Oceano Pacifico.

Qui esiste una controprova: Rodrigo Vivero nel 1610 con una nave giapponese di giunche (a seguito di un naufragio) riuscì a fare ritorno ad Acapulco, gli scettici fanno notare che l’equipaggio era europeo e conosceva la navigazione da mare profondo; ma Braudel risponde a questi che due giunche con equipaggi giapponesi ripeterono tempo dopo l’impresa.

Il viaggio a livello tecnico era fattibile.

Il salto compiuto dagli europei è tutto riconducibile alla imminente nascita del capitalismo? Furono oro e spezie a spingerli per i mari? Questa è l’interpretazione classica e contiene più di un punto di verità (un fenomeno complesso non potrebbe che essere multifattoriale).

Tuttavia non dobbiamo dimenticare la grande ricchezza e complessità raggiunta dalle società cinese e araba in quei secoli.

Un extraterrestre che avesse visitato la Terra in quel momento avrebbe pensato a una globalizzazione con al centro Baghdad o Costantinopoli presa dagli Ottomani.

Tuttavia, la società europea (e gli esperti di Medio Evo e Età Moderna concordano al riguardo) aveva una grande peculiarità: era frammentata, litigiosa, in conflitto.

Le guerre intestine tra città, stati, feudatari, religioni, signori, spingeva tutti a cercare di accumulare ricchezza, ma soprattutto tecnologie, conoscenza, sapere. La società europea – come in un gioco al massacro – realizzava una continua selezione delle classi dirigenti, della nobiltà e delle idee.

Questa aggressività, violenza e voglia di sapere e conquistare, fu la molla ideale che fece varcare ai fratelli minori dell’Eurasia i mari e che permise la nascita del mondo globalizzato come lo conosciamo oggi.

La Cina continua a crescere. Cosa non abbiamo capito del gigante asiatico?

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Si è occupato di storia, geopolitica e psicologia a livello universitario. Pubblica di storia e antropologia latinoamericana. Condivide riflessioni in libertà sul suo profilo Facebook.

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