I nuovi blocchi: la seconda Guerra Fredda

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Il mondo di oggi è ancora diviso in campi ma la nuova Guerra Fredda è molto diversa dalla precedente e l’Occidente collettivo porta ancora l’aggressione nelle aree che resistono ai suoi interessi.

La seconda Guerra Fredda

Noi stiamo già vivendo una nuova Guerra Fredda senza saperlo e con caratteristiche molto diverse dalla precedente.

Nella prima Guerra Fredda avevamo almeno l’impressione che ci fossero due blocchi in contrasto con due super-potenze al centro (USA e URSS), una corte di Stati vassalli o alleati e il Terzo Mondo destinato in sostanza ad essere campo di battaglia violento.

La totalità degli scontri indiretti tra i due campi si sono svolti al di fuori delle dirette aree di influenza storiche delle due superpotenze: Russia, Europa, USA, Australia, Nuova Zelanda e Giappone sono rimasti fuori dalla contesa militare.

Con il crollo del muro dell’URSS, la situazione è in parte cambiata (o forse era già così ed è diventata più visibile): l’Europa occidentale (e in seguito anche quella orientale) sono state integrate in modo funzionale agli USA come appendici dirette.

Più o meno negli stessi anni, il Giappone veniva ricondotto nei binari attraverso politiche monetarie ed esportazioni che lo spinsero in una lunga stagnazione.

Gli USA vennero a delinearsi in modo più chiaro come Impero, rafforzando lo schema centro-periferia e rafforzando il ruolo di aree sub-imperiali per Europa, Australia-Nuova Zelanda e Giappone.

All’interno di questo schema esistono cerchi concentrici: al primo posto sono gli USA, a seguire gli alleati della Anglosfera (USA-Nuova Zelanda, Australia, Canada) + Israele con cui si collabora ad ogni livello. Seguono i vassalli sconfitti della II mondiale (Italia, Germania, Giappone), Francia e Benelux.

Piccola postilla: a dispetto della nostra percezione, il ruolo dell’Italia come Stato vassallo non è secondario, siamo nel G7, OCSE, NATO, UE, euro.
A seguire ci sono gli altri Stati europei, con gli alleati dell’Europa orientale alla coda del blocco.

Gli emergenti sono invece un insieme eterogeneo. Questa fu anche una delle criticità del Movimento dei Non Allineati. Il gruppo non segue un modello comune economico o politico, è invece concentrato sulla autodeterminazione, dopo secoli di colonialismo rapace.

Il crollo sovietico ha spinto l’URSS e gli ultimi paesi socialisti rimasti (Cina, Laos, Vietnam, Corea del Nord e Cuba) e persino la Russia, in questo campo eterogeneo, ma deciso nel fermare l’offensiva imperialista sul mondo.

Il mondo di oggi è ancora diviso in campi e l’Occidente collettivo porta ancora l’aggressione imperialista nelle aree che resistono (in vari modi) ai suoi interessi: asse bolivariano-socialista (Cuba-Venezuela-Bolivia), ma anche l’asse sciita (Iran, Yemen, Libano, Siria), la Russia, la Cina, i BRICS più in generale (basti pensare all’azione giudiziaria inventata contro Lula e Dilma in Brasile).

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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