Gaza, cresce l’antisionismo nelle comunità ebraiche

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Migliaia di ebrei americani protestano contro il genocidio palestinese, contrastando il sionismo. Le posizioni antisioniste si diffondono anche in altre nazioni occidentali, sfidando il mito del sostegno ebraico a Israele.

L’antisionismo cresce nelle comunità ebraiche

Federico Giusti*

In questi mesi migliaia di persone sono scese in piazza in molte città statunitensi contro il genocidio del popolo palestinese, parliamo di uomini e donne di religione ebraica ma da sempre schierati su posizioni antisioniste come il gruppo Jewish Voice for Peace (JVP)

Attivisti ebrei e antisionisti a  novembre avevano occupato la Statua della Libertà, chiedendo un cessate il fuoco immediato e un sondaggio condotto dal Jewish Electorate Institute, quasi tre anni or sono, evidenziava che quai un quarto degli ebrei americani era attestato su posizioni nettamente contrarie alla politica di Israele accusandolo di apartheid ai danni del popolo palestinese.

Il 34 per centro degli intervistati parlava di ” trattamento dei palestinesi da parte di Israele simile al razzismo negli Stati Uniti” e il 33% esprimeva opposizione contro il genocidio ai danni dei palestinesi. Stando ad alcune fonti statunitensi i numeri, dopo il 7 Ottobre, degli oppositori di Israele in seno alla comunità ebraica statunitense sarebbero aumentati.

Gli ebrei americani che si oppongono al genocidio israeliano del popolo palestinese hanno allacciato rapporti con le comunità presenti in altri paesi occidentali e perfino nella sionista comunità francese le voci contro il genocidio non sono mancate arrivando a chiedere il boicottaggio completo di Israele mentre il Governo Macron vorrebbe invece mettere fuori legge i boicottaggi.

I gruppi ebraici antisionisti sono colpiti dal boicottaggio delle autorità statali che hanno posto fine ad ogni forma di aiuto e collaborazione proprio mentre artisti, intellettuali si stanno attivando per chiedere la fine della guerra a Gaza.

Molti attivisti antisionisti sono figli e nipoti di deportati nei campi di sterminio nazisti e ci ricordano che sul finire dell’ottocento le teorie di  Theodor Herzl  furono ferocemente avversate da rabbini e comunità ebraiche soprattutto nei paesi dell’Est europeo prima e dopo la esperienza comunista. In paesi come la Gran Bretagna presero corpo tra la prima e la seconda guerra mondiale gruppi apertamente antisionisti  ostili a uno stato chiaramente ebraico in Palestina in quanto contrario “ai principi della democrazia”.

Siano sufficienti queste poche considerazioni per confutare un luogo comune, una sorta di mito da sfatare ossia il sostegno di tutte le comunità ebraiche allo stato di Israele fermo restando che fu proprio l’ Olocausto nazista a presentare il sionismo come una soluzione all’antisemitismo sostenuta per altro dai governi occidentali.

L’utilizzo del sionismo in funzione anti araba e per promuovere il colonialismo da insediamento è stato determinante negli ultimi 75 anni, eppure le azioni di sostengo al BDS, Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele arrivano dalle comunità ebraiche e da 20 anni a questa parte sono proprio i giovani ad avere preso coscienza del genocidio con iniziative intraprese nelle università che si sono guadagnate l’avversione dei governi occidentali.

* Grazie a World Politics Blog

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Giulio Chinappi
Giulio Chinappihttps://giuliochinappi.wordpress.com/
Laureato in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale e in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo. Ha svolto numerose attività con diverse ONG, occupandosi soprattutto di minori. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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