La cosa straordinaria delle nostre classe dirigenti è come riescano a trasformare il proprio bias in fantasmagoriche nuove analisi, promesse, impegni di risoluzione di tematiche, come il gas e la crisi energetica, sulle quali non hanno capito assolutamente nulla.
Il Gas e i salvatori della patria
L’identikit dei “salvatori della patria” negli ultimi 30 anni è sempre lo stesso: banchieri e bocconiani col catetere con le loro emanazioni politiche, estensioni narcise per i media, tra piccoli faccendieri alla Renzi o pasciuti figliocci dell’alta società come Calenda.
Ma vale per tutti i nomi dell’establishment contemporaneo. La lista sarebbe lunghissima.
La cosa straordinaria di questa stirpe è come riesca a trasformare il proprio bias in fantasmagoriche nuove analisi, promesse, impegni di risoluzione di tematiche sulle quali non ci hanno capito assolutamente nulla.

Sono anni che non si realizza nulla di quello che dicono, ogni previsione smentita, ogni promessa infranta, ogni problema acuito, fino a diventare catastrofico.
Propongono ricette fallimentari, che hanno già fallito, come soluzioni a problemi che hanno contribuito a creare e ingigantire.
E così questa campagna elettorale assolutamente surreale, che esclude mediaticamente le uniche forze che dicono qualcosa di diverso, si basa su programmi assolutamente immaginari, fuori dalla realtà.
Stiamo vivendo un cambio di paradigma di portata storica, con sommovimenti di natura geopolitica enormi, dagli esiti imprevedibili.
Siamo nel mezzo di una guerra non dichiarata, e come in tutti conflitti le regole dell’economia di pace non valgono e lo stiamo vedendo: stanno coesistendo tranquillamente inflazione alta e recessione.
E continuerà, nonostante le chiacchiere, le riunioni d’emergenza, i pacchetti di cui ciancia la von del Layen, le discussioni sul calmiere dei prezzi sul gas.
Per questo la guerra è sparita dalla campagna elettorale. Per continuare il romanzo della “crisi” dei salvatori della patria.

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