Tempi duri per i furbetti del cartellino: una sentenza della Corte di Cassazione ha decretato il licenziamento per un lavoratore in relazione alle presenze in ufficio.
Massima sanzione per i furbetti del cartellino
È stato ritenuto legittimo il licenziamento del dipendente pubblico che ha raggirato l’Istituto per il quale lavorava (Inps), in relazione alle presenze in ufficio. Così ha statuito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12942/21, sez. Lavoro, depositata il 13 maggio scorso. Il provvedimento espulsivo adottato dall’Ente viene emesso in ragione della gravità della condotta tenuta dalla lavoratrice.

L’Assenteismo
I cosiddetti “furbetti del cartellino” sono quei dipendenti pubblici che, attraverso pratiche fraudolente legate all’uso del badge, risultano formalmente presenti sul luogo di lavoro, ma di fatto non svolgono la prestazione lavorativa.
Tali condotte costituiscono illeciti disciplinari, trattandosi di gravi inadempimenti degli obblighi di diligenza e fedeltà del dipendente (ex art. 2104 e 2105 codice civile). Non solo, ma la falsa attestazione della presenza in servizio integra anche il delitto di truffa aggravata (ex art. 640 c.p.).
Il licenziamento rappresenta la sanzione estrema impartita contro l’assenteismo. Nel 2019 i procedimenti motivati con questa causale sono stati 143, di cui quasi la metà (70) sono terminati con il licenziamento, mentre 42 sono state le sospensioni.
Pubblica Amministrazione datore di lavoro
La Pubblica Amministrazione quale datore di lavoro di questa categoria di lavoratori, assume su di sé maggiore responsabilità, in quanto è posta come garante degli interessi della collettività, dovendo garantire il corretto e regolare svolgimento dell’azione amministrativa nel pieno rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento sanciti dall’art. 97 Cost., nonché, deve evitare sprechi delle risorse pubbliche secondo gli obblighi di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa.

Conclusioni
I lavoratori nella pubblica amministrazione sono oltre 3 milioni, ma gli stipendi non tengono conto né del merito né di chi davvero per mestiere fa l’assenteista. Ad oggi poco è stato fatto per il riconoscimento di chi lavora al meglio delle proprie possibilità.
La lotta all’assenteismo si conduce anche con la valorizzazione professionale e l’incentivazione dei dipendenti pubblici, ponendo maggior attenzione ai rinnovi contrattuali e allo sblocco della contrattazione integrativa.
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