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sabato 4 Dicembre 2021
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Portaborse per due deputati? No, c’è il dovere di fedeltà anche per la legge

Il caso di un portaborse licenziato perché scoperto a collaborare contemporaneamente per due parlamentari è finito in Corte di Cassazione: esiste un dovere di fedeltà?

Dovere di fedeltà del portaborse

In tema di “fedeltà” del dipendente nei confronti del datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2105 c.c., il dovere di fedeltà, la cui violazione può integrare una giusta causa di licenziamento, si sostanzia nell’obbligo di un leale comportamento del lavoratore nei confronti del datore di lavoro e va collegato con le regole di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c.

Il predetto principio si applica anche nei confronti dell’assistente del parlamentare, il quale non può “collaborare” simultaneamente con due deputati. Così ha statuito la Corte di Cassazione, sez. Lavoro ordinanza, n. 10155/21, depositata il 16 aprile, confermando il licenziamento del portaborse che ha scelto di lavorare per due parlamentari contemporaneamente. Anche se manca il cosiddetto vincolo di esclusiva nel contratto è stata ritenuta legittima la chiusura della collaborazione. Niente risarcimento per l’assistente “doppiogiochista”. Dunque esiste una sorta di dovere di fedeltà implicito.

Cassazione lavoratore deve dimostrare di essere stato licenziato oralmente

L’inquadramento del portaborse

I collaboratori dei parlamentari, i cosiddetti portaborse, svolgono un ruolo fondamentale nell’organizzazione del lavoro di questi ultimi (lavori di segreteria, ufficio stampa, gestiscono siti e social media, organizzano convegni, predispongono bozze dei discorsi in aula, ecc). Non esistono cifre ufficiali sul loro numero complessivo, sui tipi di contratti usati e sugli stipendi medi. Sono precari, spesso usati e abusati.

Molti di loro intascano stipendi da fame. Alcuni vengono inquadrati come colf, oppure, nel peggiore dei casi, della busta paga non vedono neanche l’ombra. Eppure sono per lo più donne e uomini laureati, alcuni in possesso di un dottorato di ricerca.

Portaborse per due deputati? No, c'è il dovere di fedeltà anche per la legge

Conclusioni

La casistica dei collaboratori ‘condivisi’ non è una novità nella storia parlamentare. Ci sono portaborse che lavorano anche per due o tre parlamentari. Il collaboratore lo fa per guadagnare di più, ma si tratta di contratti di infimo valore economico. I parlamentari, invece, naturalmente, lo fanno per risparmiare.

In Unione Europea, questa figura professionale ha maggiori tutele: un regolamento che fissa salari e pensioni, due comitati che intervengono in caso di licenziamento ingiustificato e molestie. Esistono 19 gradi di stipendio suddivisi in due gruppi di funzioni, in base all’inquadramento, ai titoli e all’esperienza professionale di ciascuno.

Considerato che l’adeguamento alla richiamata disciplina europea è ancora un traguardo lontano, in Italia il portaborse parlamentare dovrebbe essere un lavoratore subordinato a tempo determinato con tutte le tutele del caso, ma, purtroppo, questo inquadramento “naturale” (per la mansione svolta) ad oggi non trova una puntuale regolamentazione.

 

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Giuseppe Pennone
Giuslavorista napoletano, appassionato di pittura, ha collaborato con numerose riviste ed associazioni culturali in qualità di esperto di tematiche sociali quali lavoro, diritti negati e ambiente.

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