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giovedì, Luglio 7, 2022

Fatturato basso e insolvenze non giustificano il licenziamento

Essere licenziati per fatturato basso e insolvenze dell’azienda presso la quale si svolge la propria attività lavorativa, non è un procedimento automatico. Vi sono le motivazioni oggettive che il datore di lavoro dovrà dimostrare. A tal proposito si è pronunciata recentemente la Corte di Cassazione.

Fatturato basso e insolvenze

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è una tipologia di licenziamento che si concretizza per motivi strettamente correlati all’attività produttiva e ha motivazioni di carattere economico relativi alla vita dell’azienda, che possono andare dalla soppressione della posizione lavorativa, con riorganizzazione del lavoro e delle mansioni, fino alla gestione di una situazione di crisi aziendale.

Non vi è però un automatismo tra commesse in calo, insolvenze e licenziamento del dipendente. Questo è quanto ha statuito la Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 11425/21, depositata il 30 aprile scorso.

Il datore di lavoro che si attiva direttamente per il recesso contrattuale opera illegittimamente in quanto è tenuto a dimostrare l’effettiva sussistenza delle ragioni tecniche e/o organizzative, e l’impossibilità di adibire l’ex dipendente ad attività equivalente o inferiore all’interno dell’azienda.

Cassazione lavoratore deve dimostrare di essere stato licenziato oralmente

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Congiuntura economica e crisi finanziaria aziendale giustificano rimodulazioni dell’attività e riduzione della produzione con conseguente eliminazione di alcuni settori. La riorganizzazione che giustifica un legittimo licenziamento può riguardare: il perseguimento di una migliore efficienza gestionale o produttiva, l’esternalizzazione a terzi di alcune attività, un effettivo mutamento dell’assetto organizzativo finalizzato ad ottenere un aumento della redditività dell’impresa, ecc.

Il datore di lavoro dovrà provare la sussistenza delle ragioni economico-organizzative che hanno portato alla sua decisione, dimostrando anche la relazione di causalità intercorrente tra le motivazioni oggettive e il licenziamento del dipendente, nonché le ragioni che lo hanno portato a scegliere proprio quel lavoratore (in quanto non ha trovato per questi una giusta ricollocazione).

In caso di licenziamento ingiustificato, a seconda della dimensione dell’azienda, il lavoratore sarà reintegrato e risarcito o solo risarcito. Si pone in evidenza che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo può essere disposto anche in caso di inidoneità fisica o psichica del lavoratore.

Cassazione lavoratore deve dimostrare di essere stato licenziato oralmente

Conclusioni

La legge esige, dunque, che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo sia adottato solo in presenza di circostanze oggettive e verificabili, in mancanza delle quali il provvedimento può essere impugnato.

In questo periodo di crisi dovuto all’emergenza sanitaria nazionale covid-19, il governo, a fronte di incentivi erogati per il mantenimento dei livelli occupazionali (Cigo, Cassa in deroga, Fis, ecc.), ha previsto il blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. Con i commi 9 e 10 dell’art. 8, il D.L. n. 41/2021 ha promulgato il blocco dei licenziamenti (datori che possono godere della Cigo fino al 1° luglio, mentre i datori che possono usufruire di Fis, Fondi di solidarietà e Cigd fino al 1° novembre).

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Giuseppe Pennone
Giuseppe Pennone
Giuslavorista napoletano, appassionato di pittura, ha collaborato con numerose riviste ed associazioni culturali in qualità di esperto di tematiche sociali quali lavoro, diritti negati e ambiente.

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