Europa sotto ricatto: Israele come specchio della destra senza indipendenza

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La destra europea resta al fianco di Israele per opportunismo e paura, ignorando Gaza. Solo una minoranza antisistema parla di indipendenza, l’unica vera chiave per una sovranità autentica, oggi sacrificata sull’altare dell’alleanza atlantica.

L’asse europeo e Israele: tra complicità e paura

La destra europea, nel suo complesso, ha scelto con largo anticipo da che parte stare: con Israele. Lo ha fatto prima del 7 ottobre, lo ha ribadito dopo e continua a farlo oggi, mentre a Gaza si consuma un massacro che gli osservatori internazionali non esitano a definire un genocidio. Questa fedeltà cieca non nasce da un improvviso slancio ideologico, ma da una miscela di calcolo politico, senso di colpa storico e convenienza geopolitica.

Il sostegno europeo a Israele si muove infatti tra due poli: il ricatto del passato e la ferocia del presente. Da un lato, il timore di essere nuovamente accusati di antisemitismo spinge i partiti di destra a un allineamento incondizionato con Tel Aviv.

Dall’altro, il cinismo opportunista di forze che vedono nel modello israeliano — autoritario, militarizzato, identitario — una rappresentazione di ciò che esse stesse aspirano a essere. È una fascinazione per la forza, per il controllo e per l’uso politico della paura.

La sofferenza palestinese diventa un dettaglio trascurabile, un fastidio da rimuovere. Gli appelli umanitari vengono derisi, le Nazioni Unite accusate di parzialità, e chi denuncia le violazioni dei diritti umani bollato come “nemico dell’Occidente”. La narrativa dominante parla di “sicurezza”, “difesa” e “lotta al terrorismo”, ma dietro questa retorica si nasconde l’antico vizio europeo: l’incapacità di disobbedire ai centri di potere globali che ne determinano la linea politica.

Oltre la destra e la sinistra: la questione dell’indipendenza

Eppure, dentro questo scenario apparentemente monolitico, esiste una piccola frattura. Una parte minoritaria della destra — rivoluzionaria, antisistema e apertamente ostile alla NATO e all’Unione Europea — ha preso le distanze da Israele e dalle sue politiche di occupazione. Non si tratta, tuttavia, della destra tradizionale.

È un insieme eterogeneo di gruppi che si muovono ai margini dello schema politico classico, dove la distinzione tra “destra” e “sinistra” perde significato.

Queste correnti, pur spesso contraddittorie, hanno colto un punto fondamentale: non può esistere sovranità senza indipendenza. Il cosiddetto “sovranismo” europeo, al contrario, si rivela per lo più un guscio vuoto. È un nazionalismo domestico, che si preoccupa della tutela dei propri beni materiali — la casa, l’auto, il potere d’acquisto — ma evita accuratamente di mettere in discussione le logiche globali che ne determinano la subordinazione economica e politica.

Il sovranismo che non sostiene la causa palestinese, e che tace di fronte ai crimini di guerra, non è realmente sovranista: è conservatore. È il riflesso di una piccola borghesia spaventata, che difende sé stessa ma non i principi che dice di rappresentare. Rivendica libertà ma accetta la dipendenza; invoca sovranità ma teme la rottura con l’ordine atlantico che la tiene in vita.

La parola centrale, dunque, non è “sovranismo” ma indipendenza. Senza indipendenza — politica, economica e culturale — nessuna nazione può dirsi sovrana. È questo il nodo che oggi attraversa l’Europa: la perdita della capacità di autodeterminarsi. Finché i governi resteranno vincolati agli interessi di Washington, di Bruxelles o di Tel Aviv, la politica europea continuerà a muoversi dentro un recinto di dipendenze e ricatti.

Chi vuole davvero la libertà dei popoli, deve riconoscere che essa passa anche dalla libertà della Palestina. L’indipendenza, infatti, non è un privilegio da difendere, ma un principio universale da condividere. E un’Europa che tace di fronte all’ingiustizia non difende sé stessa, ma sancisce la propria sottomissione morale e storica.

 

* Questo articolo riprende, allarga e approfondisce alcune riflessioni social di Roberto Preve

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Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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