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martedì 18 Gennaio 2022
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PD gioca la carta Enrico Letta. Ma qualcuno ipotizza scenari clamorosi

Sono ore convulse nel partito democratico dopo le dimissioni irrevocabili di Zingaretti. L’ex premier Enrico Letta potrebbe essere quella figura che accontenta tutti, ma vorrebbe una investitura unitaria. Intanto continua il toto nomi se non dovesse accettare. In lizza: Pinotti, Finocchiaro, Amendola e Fassino

La carta Enrico Letta

Le fiches sono puntate su Enrico Letta affinché diventi il segretario del Pd incaricato di traghettare il partito fino al congresso, viste le dimissioni e il difficile ripensamento di Nicola Zingaretti.

Solo l’ex premier potrebbe incarnare la mediazione umana nei dem mettendo tutti, o quasi, d’accordo, mettendo in stand by la competizione tra le correnti. Enrico Letta è stato proposto dal ministro della Cultura Dario Franceschini, e anche Andrea Orlando sembra essere orientato ad accogliere la nomina; meno scontata l’accettazione da parte di Base riformista, la corrente ex (?) renziana capitanata da Lorenzo Guerini e Luca Lotti, anche se non pregiudizialmente contraria.

Letta ancora non si è esposto pubblicamente ma, fonti interne al Pd, fanno sapere che l’ex premier starebbe aspettando una chiamata unitaria e compatta di tutto il partito per non  correre il rischio di essere inghiottito, sin da subito, dalle faide interne.

PD gioca la carta Enrico Letta. Ma qualcuno ipotizza soluzione clamorosa

Gli altri nomi in lizza: salta fuori anche Fassino

Se Letta invece declinasse l’invito, soprattutto in caso di mancanza di accodo tra le correnti, continuano a circolare diversi nomi: si parla della Pinotti, sponsorizzata da Franceschini, mentre Orlando vorrebbe la Finocchiaro. A sorpresa spunta anche il nome di Piero Fassino, anch’esso espressione della maggioranza interna, a cui spetterebbe la nomina, ragion per cui risulta difficile che proprio base riformista riesca ad esprimere un nome della propria area, considerato che la corrente, degli ex renziani, viene ancora accusata per le dimissioni di Zingaretti.

Per ora, invece, tace Stefano Bonaccini, il quale starebbe puntando tutto sul congresso, per prendersi tutto il partito e avere le mani libere, con investitura più larga possibile e non frutto di trattativa tra le correnti.

PD gioca la carta Enrico Letta. Ma qualcuno ipotizza soluzione clamorosa

L’incognita congresso

Proprio il congresso sembra essere l’altra grande incognita, vista  la tempistica che abitualmente il Pd riserva alla gestazione dell’operazione, in media tra i 3 e i 6 mesi;  considerando anche la pandemia in atto si starebbe facendo strada la proposta del congresso telematico, impresa tutt’altro che facile, sempre per le tempistiche e per dotare di uno strumento che supporti un intero congresso. In ogni caso dall’Assemblea nazionale, per ora confermata domenica 14 marzo, ci si attende qualche comunicazione al riguardo.

Colpo di scena

Alcune fonti interne del PD parlano di uno scenario estremo, ma non così azzardato, a cui starebbe lavorando la famigerata Ditta, il gruppo dirigente storico degli ex comunisti, interni ed esterni (Leu): annullare l’assemblea del 14, certificando la mancanza di una linea unitaria, per lanciare una rifondazione piddina: un nuovo partito senza più ingerenze renziane, pronto al dialogo strutturale con Giuseppe Conte.

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