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Il 19 giugno 2024, mentre l’attenzione era rivolta alle nomine degli alti vertici delle istituzioni europee, la Commissione europea ha pubblicato la comunicazione COM (2024) 598, aprendo una procedura per deficit eccessivo nei confronti di sette paesi, tra cui l’Italia.
Questo segna il ritorno delle rigide politiche di austerità, sospese durante gli anni della pandemia per far fronte all’emergenza Covid-19.
Ora, i vincoli di bilancio sono tornati a dominare la politica economica dell’Unione, con gravi implicazioni per i paesi coinvolti, soprattutto l’Italia.
Commissione Europea e governo meloni: un binomio di austerità e obbedienza. I numeri del deficit
Secondo la comunicazione della Commissione, l’Italia ha registrato un deficit pubblico del 7,4% del PIL nel 2023, ben oltre la soglia del 3% prevista dai trattati europei. Questo deficit è stato giudicato come un fenomeno strutturale e non temporaneo, imponendo al paese un adeguamento fiscale annuo di almeno lo 0,5% del PIL.
L’Italia si trova di fronte a due percorsi per correggere i propri conti pubblici:
- Percorso quadriennale: Questo prevede tagli alla spesa pubblica dell’1,1% del PIL ogni anno per quattro anni, una prospettiva che comporta sacrifici considerevoli per la popolazione.
- Percorso settennale: In alternativa, con l’impegno a realizzare riforme strutturali imposte dalla Commissione, l’Italia potrebbe spalmare l’aggiustamento su sette anni, con tagli annui dello 0,6% del PIL. Anche in questo caso, si tratta di un sacrificio significativo, con oltre 13 miliardi di euro di tagli ogni anno per sette anni.
Le riforme imposte
Le riforme strutturali richieste includono misure come la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica, che ha già posto fine al mercato di maggior tutela, esponendo milioni di famiglie alle speculazioni delle multinazionali del settore. Un eventuale dietrofront su queste riforme comporterebbe un raddoppio dei tagli alla spesa pubblica, intensificando ulteriormente la già grave “macelleria sociale”.
Le conseguenze delle misure imposte dalla Commissione si faranno sentire pesantemente sull’economia italiana. La necessità di racimolare 13 miliardi di euro all’anno comporterà tagli a salari pubblici, pensioni, servizi e infrastrutture.
Il governo Meloni dovrà presentare un Piano strutturale di bilancio di medio termine entro il 20 settembre, confermando l’adesione dell’Italia ai rigidi vincoli di bilancio europei.
Ma si tratta di “interventi minimali” e “di lunga applicazione” che non risolvono minimamente i problemi strutturali dell’economia italiana.
La mancanza di personale e risorse adeguate nelle strutture pubbliche aggrava ulteriormente la situazione, rendendo la strada dell’austerità ancora più difficile da percorrere.
La riattivazione dei vincoli di bilancio europei rappresenta un ritorno a politiche di austerità che avranno gravi ripercussioni sull’economia e sulla società italiana. Il governo Meloni – che batte i pugni sul tavolo solo a favore di telecamere- dovrà navigare tra tagli dolorosi e riforme impopolari, in un contesto di crescente tensione sociale e disillusione politica.
La Commissione Europea, con le sue direttive, continua a esercitare un’influenza determinante sulla politica economica dei paesi membri, delineando un futuro di austerità e sacrifici per l’Italia e gli altri stati coinvolti nella procedura per deficit eccessivo.

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