Carlo Calenda, io ballo da solo

Ce l’ha col governo, con l’opposizione, coi sindacati, con Confindustria. La domanda sorge spontanea: cosa vuole Carlo Calenda?

Carlo Calenda contro tutti

Nell’ultima settimana abbiamo letto sui principali quotidiani italiani titoli come:

Carlo Calenda: Alessandro Di Battista lo manderei a zappare.

Calenda: Stati Generali ignobile baracconata.

Calenda-Renzi, ne resterà uno solo.

Ne ha davvero per tutti. A questo punto la domanda sorge spontanea: cosa vuole Carlo Calenda?

Carlo Calenda, breve excursus vitae

Calenda è il nipote materno del regista Luigi Comencini, laureato in giurisprudenza alla Sapienza di Roma, parte subito nelle alte sfere, approdando alla Ferrari diretta allora da Luca Cordero di Montezemolo.

Carlo è un tipo sveglio, di buona famiglia per cui non gli è difficile proseguire la brillante carriera prima a Sky ed infine in Confindustria, dove ritrova il pigmalione Montezemolo di cui diviene assistente.

Il rapporto continua in Italia Futura, la strana creatura politica rimasta in fasce per l’abbandono dello stesso fondatore. Probabilmente avendo troppe cariche, il buon Luca aveva dimenticato quella politica quindi, più che di abbandono, si può parlare di smemoratezza.

Nel 2013 è candidato alle politiche con Scelta Civica di Mario Monti e non viene eletto ma – colpo di fortuna! – poco dopo viene ripescato come viceministro dello Sviluppo Economico da Enrico Letta.

Il gran salto arriva nel maggio 2016 quando Matteo Renzi lo incorona ministro dello Sviluppo Economico riconfermato in seguito dal governo Gentiloni.

Nel frattempo annuncia diverse volte la sua adesione al Partito democratico, ma nel 2019 lancia la sua lista Siamo Europei, in chiara contrapposizione ai sovranisti giallo-verdi che il buon Carlo odia quanto i nazisti dell’Illinois.

Arriviamo all’estate 2019 quando dopo una sbornia al Papeete, non c’è altra spiegazione, il lanciatissimo Salvini fa cadere il suo stesso governo, gridando poi al complotto.

Con la nascita del governo Pd-5Stelle si realizza un incubo per Carlo. Il turbolento ex ministro contrarissimo all’alleanza coi grillini, fonda un nuovo movimentino, Azione e così facendo fuoriesce dal Pd.

Calenda est, Calenda ovest

Carlo Calenda sembra non accontentarsi mai. Nemmeno con sé stesso.

In una sua fase tardo ministeriale  si produsse in una affascinante e aulica confessione: per 30 anni ho ripetuto le cazzate del liberismo.

Una vera e propria piroetta passando da posizioni assolutamente neo liberiste a posizioni vetero marxiste in cui improvvisamente maltrattò importanti amministratori delegati di società in nome dei lavoratori.

Carlo Calenda, io ballo da solo

Ultimamente, forse per la pandemia, è tornato al vecchio amore e cioè al liberismo di sinistra, il capitalismo dal volto umano.

Il suo chiodo fisso restano i Cinque Stelle, che l’ex ministro vede come il diavolo.

Il populismo pentastellato è la summa teologica di tutti i mali del mondo e leggergli una qualsiasi dichiarazione di un qualsiasi aderente al movimento ha l’effetto della cryptonite per Superman.

Ma dunque, tornando al principio, cosa vuole Calenda?

I più subdoli suggeriscono che si tratti di poltronite acuta, una vecchia sindrome democristiana.


Carlo Calenda contro Salvini, Meloni e Tajani: “È la fiera del luogo comune”

 

Io corro da solo

Carlo balla da solo. Potrebbe essere questo il nome vincente del suo movimento, meglio senz’altro di Azione.

Carlo balla da solo, il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente, parafrasando il celebre assunto.

Calenda non ha nascosto la difficoltà dell’impresa, ma ha voluto tirare dritto: Ci sono tante persone che non si sentono di delegare il proprio futuro a chi è in campo. A queste nuove formazioni populiste e demagogiche, grandi arche di Noè che possono comprare i marchi ma non gli uomini e le idee.

Calenda balla da solo perché bisogna andare oltre. Oltre dove?  Non è questo il punto, la grossa novità è in sé stessa. A prescindere.

Basta con le solite formule politiche stanche, di una classe politica che la gente sente distante, che non parla dei problemi veri come…il bonus vacanze…

Il tatticismo non interessa a chi ha un’idea chiara… sugli altri:

“Matteo Renzi? Dice una cosa e ne fa un’altra. É Mastella che si presenta da Kennedy”

“Matteo Salvini pericoloso per l’Italia perché è un totale incapace”

“Regione Lombardia non all’altezza della situazione né prima né ora”

“Recovery Plan proposto da Conte? Solo retorica, questa maggioranza non è in grado di realizzarlo”

“Prestito con garanzie pubbliche? Se lo paghino gli Agnelli rinunciando al dividendo da 5,5 miliardi. Ora basta”

“Renzi? Si scorda altre imprese italiane. Non si può fare il liberale a spese del contribuente”

Calenda balla da solo. Dove? Perchè? Verso cosa? Domande del passato.

Il presente è un mercato: fatevi sotto bambini. Occhio agli spacciatori, occhio agli zuccherini.

 


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About Alexandro Sabetti

Scrittore e autore radio e tv. Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014). ->
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