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mercoledì 8 Settembre 2021
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Alessandro Di Battista: mi si nota di più se non vengo o se vengo e sto in disparte?

Alessandro Di Battista viene e va dal Sudamerica all’Iran, dal Manzanarre al Reno, a volte apparentemente lontano dalla politica attiva e dalla quotidianità del Movimento 5 stelle.

Poi improvvisamente ritorna, si esprime, per poi defilarsi nuovamente.

Aleggia sugli scontenti duri e puri del Movimento come il mito della super-arma che risolverà la guerra. Come il super-cannone di Saddam Hussein negli anni ’80.

Roberta Lombardi e Massimo Rugani, per anzianità di servizio, sono due decani del Movimento 5 stelle. Una è consigliere regionale alla Regione Lazio, l’altro è a capo dello staff della sindaca di Roma Virginia Raggi.

In due interviste, spingono Alessandro Di Battista a prendere per mano i 5 stelle.

Rugani propone che alla guida di M5s ci sia uno che non fa parte del Governo, la Lombardi punta sul duo Dibba-Di Maio perché “finché siamo stati collegiali siamo stati dirompenti“.

Ma la carta segreta del Dibba per la grande scalata è presto detta: le donne.

Alessandro Di Battista, breve excursus

Le donne amano Alessandro Di Battista, bello a 5 stelle, quarantadue anni immacolati, ex vicepresidente della commissione Affari Esteri della Camera.

Filantropo, il suo curriculum vanta collaborazioni con organizzazioni no profit e progetti educativi e produttivi in Congo e Guatemala.

Non ha paura di mostrasi commosso per le ingiustizie, sanguigno ma sempre inappuntabile. Mica come quel Landini che quando parla sembra sempre uno che ha appena ricevuto una cartella dall’agenzia delle entrate!

Ha l’aplomb di rivoluzionario d’altri tempi: “Qui fuori gli italiani hanno fame e voi gli avete tolto il pane!”

Raffinato esegeta delle incongruenze del nostro presente: “In questo paese un condannato non può fare il bidello ma può sedersi a legiferare!”

Dibba e le donne

Le donne amano Alessandro Di Battista, di un amore platonico che sa di fotoromanzo.

Dibba come l’Alex Damiani dei Lancio Story  anni ’70, quelli dove trionfava l’amore in posa assieme a Claudia Rivelli, sorella di Ornella Muti, e dove la morettiana casalinga di Voghera, tra una passata di lysoform e una canzone dei Pooh, sognava la fuga col maledetto all’amatriciana.

Su facebook è tutto un fiorire di pagine fans dedicate a Di Battista, in cui sterminate platee di signore pentastellate ne plaudono le gesta, i modi, l’eloquio, il candore, riempendolo di superlativi e cuori.

Lo cuorano (sono le emoticon bellezza e tu non puoi farci nulla), mentre i colleghi maschi, memori di retaggi carpentierali, ne cantano le lodi asfaltatrici nei confronti dei rivali appartenenti all’odiosa e perfida casta.

Di Battista è il luminol pentastellato.

Il nostro Dibba

Qualche anno fa ricordo che m’imbattei (un bel giorno m’imbarcai su di un cargo liberiano…ah, no, quella è un’altra storia!) in un filmato e la didascalia, semplice, genuina, stava lì come epigrafe imperitura: “il nostro Dibba a Ponte Milvio”.

“Il nostro Dibba”, e subito la mente corre alla cinematografia nazionale degli ultimi vent’anni.

Penso a Ozpetek che si incontra con la Comencini e ne esce fuori “Il grande Dibba”: un gruppo di amici a cena, attorno a un tavolo (ovviamente), con le facce degli attori italiani del momento, dipende dal semestre.

Da Alessandro Gassmann a Giuseppe Battiston, mentre Margherita Buy in cucina fa Margherita Buy in cucina.

Il gruppo è lì che scherza, aspettando l’ultimo ospite, sempre in ritardo, proprio lui, misterioso come Gatsby, il grande Dibba.

A lui è dedicata la serata. E nel frattempo ognuno ha un ricordo, un’aspettativa.

Qualcuna lo ha amato e l’ha perduto, qualcuno aveva un progetto con lui sempre rimandato, forse un viaggio. Qualcun’altra lo aspetta da tempo, qualcun’altra sa. C’è solidarietà e qualche rancore.

Qualcuno guarda il cellulare, s’incupisce, l’amica accanto vorrebbe sapere il perché di quel cambio repentino d’umore. Ma non può essere svelato. Gli sguardi si incrociano, la tensione sale ma…e niente, si va avanti, sapete com’è la sceneggiatura, no? Non succede niente ma è paradigmatico.  Però, si ride, sia chiaro!

Alla fine arriva Dibba

E alla fine arriva Dibba col suo sorriso rassicurante e si balla sulle note di Chiamami tra vent’anni, di Dalla.

L’hanno già usata in qualche film? Vabbè, scegliete voi il cantautore più adatto, basta che sia evocativo di una stagione, una vacanza, un amore, la vostra prima comunione, etc etc.

E arriva l’alba, gli amici si salutano, ognuno torna al suo piccolo universo monotematico, alla vita que viendrà continuamente rimandata. E anche Dibba se ne va, accompagnato.

E scopriamo che deve rientrare all’istituto. Ha avuto la serata libera, come da protocollo riabilitativo stabilito dal suo medico, per capire se fosse stato in grado di reinserirsi nella società.

Alessandro Di Battista va a votare ma il seggio è sbagliato

 

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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