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lunedì 10 Maggio 2021
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La Bandiera nella Costituzione italiana

Ricordare la storia del tricolore, il valore della nostra Bandiera nella Costituzione, ci ricorda, al contrario di qualsiasi sovranismo, quanto fosse importante per i nostri Padri Costituenti essere aperti al mondo senza smettere di essere popolo italiano.

La Bandiera nella Costituzione italiana

E la bandiera dei tre colori sempre è stata la più bella…

La Costituzione italiana, ovvero la legge fondamentale del nostro Stato, è strutturata in due parti: dall’articolo 13 al 54 troviamo i diritti e i doveri dei cittadini, dall’articolo 55 al 139 l’ordinamento della Repubblica. Essa si apre con i primi dodici articoli che contengono i principi fondamentali che dovrebbero guidare tutte le scelte dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) e si conclude con diciotto disposizioni transitorie e finali, che avevano come unico scopo quello di traghettare il nostro paese dalla monarchia costituzionale alla repubblica parlamentare, nel 1948.

I principi fondamentali rappresentano i pilastri del nostro stato, ossia quei valori etici, morali, giuridici che non possono essere sovvertiti o modificati neppure mediante il procedimento di revisione costituzionale. Tra essi vi è la forma di governo repubblicana, la sovranità popolare, l’esistenza di diritti e di libertà inviolabili, la centralità del lavoro, del patrimonio culturale, della ricerca scientifica, il ripudio della guerra, la cooperazione internazionale e… il tricolore.

L’articolo 12 recita infatti: la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

A una prima lettura, può sembrare assai strano che i 556 membri dell’Assemblea Costituente abbiano deciso di inserire i colori della nostra bandiera insieme a una serie di regole e indicazioni di portata universale.

Al solito, però, bisogna contestualizzare e raccontare gli eventi che condussero a una simile scelta.

Perché fu inserita la parola razza nella Costituzione italiana?

La prima bandiera tricolore venne utilizzata dai soldati italiani che combattevano insieme a Napoleone Bonaparte, nel 1796, ma fu soltanto nell’anno successivo che essa divenne l’emblema della libertà repubblicana, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana decretò che:

si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti.

La scelta dei tre colori derivava dal fatto che il verde era utilizzato per le divise della legione Lombarda, mentre il bianco e il rosso costituivano lo stemma del Comune di Milano. Essa era comunque ispirata al modello francese del 1790 in cui ogni banda simboleggiava i principi cardine della democrazia: libertà, uguaglianza e fratellanza. Nel 1848 al tricolore venne aggiunto al centro lo scudo dei Savoia e si decise di continuare ad utilizzare questa bandiera anche all’indomani dell’Unità d’Italia, nel 1861, come affermato dall’articolo 77 dello Statuto Albertino.

Quando nel 1946 iniziò il processo di ricostruzione, l’Italia usciva da un trentennio terribile: la Prima Guerra Mondiale, il Ventennio Fascista, la Seconda Guerra Mondiale: l’obiettivo era quello di lasciarsi tutto alle spalle e di ricominciare, prevedendo una serie di meccanismi normativi che scongiurassero derive totalitarie. Tuttavia i Padri Costituenti convennero che la bandiera potesse essere un segnale forte per le future generazioni: il colpo di spugna nei confronti del recente passato era necessario, ma non bisognava dimenticare che era proprio nel passato più lontano che dovevano affondare le radici del Paese.

Subito dopo l’Unità d’Italia, infatti, pur con qualche difficoltà, si erano avute una serie di misure e di riforme importantissime che avevano migliorato la vita dei cittadini: l’istruzione resa obbligatoria per tutti dalla legge Casati nel 1862, la lotta al brigantaggio, una serie di bonifiche per combattere la malaria, la costruzione di reti ferroviarie, la fondazione della Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai nel 1898…

Il lavoro nella Costituzione Italiana

 

Il 7 gennaio scorso è stato il 224° anniversario della Festa della Bandiera e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha commentato così questa ricorrenza:

la Bandiera, espressione della nostra storia incarna oggi gli alti valori indicati dalla Carta costituzionale: unità, libertà, democrazia, solidarietà. Dal Risorgimento ai momenti più tragici e a quelli più entusiasmanti del nostro percorso nazionale, il Tricolore ha sempre ispirato speranza e fiducia e spinto gli italiani a trovare la forza necessaria a risollevarsi, insieme ai popoli che hanno scelto di dar vita all’Unione Europea e alla comunità internazionale a cui apparteniamo, perché solo uniti riusciremo a superare le avversità.

Non si tratta dunque di sovranismo, retorica nazionalista o velleità autarchiche, l’articolo 11 della nostra Carta lo esclude categoricamente quando sancisce in modo chiaro e inequivocabile che il nostro ordinamento consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni e promuove le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. La bandiera tricolore come uno dei principi fondamentali rappresenta unicamente il riconoscimento della nostra cultura, della nostra storia, della nostra forza.

Che Guevara diceva che bisogna essere duri senza perdere la tenerezza, i nostri Padri Costituenti vollero ribadire in modo solenne che era necessario essere aperti al mondo, senza per questo smettere di essere popolo italiano.

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Massimiliano Scarna
Massimiliano Scarna
Ha scritto di cinema e informatica su svariate riviste nazionali (Horrormania, IdeaWeb…), insegna diritto ed economia nelle scuole superiori. Ha pubblicato tre antologie di racconti – Istanti d’istanti, Extra e Ultrabizzarro– più una manciata di storie su riviste, e siti web. Ama i libri, la musica metal e il cinema.

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