Intensi bombardamenti delle forze armate dell’Azerbaijan sull’Armenia. Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha avuto una conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, durante la quale le parti hanno discusso dell’escalation
Azerbaijan bombarda l’Armenia
Di Francesco Dall’Aglio*
Fuoco intenso da parte dell’esercito azero sulle città armene di Vardenis e Jarmuk e nella regione di Goris, in risposta a non meglio specificate provocazioni armene.
I bombardamenti in territorio armeno (non Artsakh) sono durati tutta la notte e durano ancora, il cessate il fuoco proposto dalla Russia non è stato accettato.
Pashinyan, il primo ministro armeno, ha parlato nell’ordine con Putin, Macron, Blinken e Lavrov. la telefonata a Lavrov è preoccupante, perché potrebbe preludere da parte armena alla richiesta di far scattare l’articolo 4 del Trattato sulla Sicurezza Collettivo, che vincola i paesi membri del trattato, primo fra tutti la Russia, all’intervento militare in caso di aggressione.
Le coincidenze temporali sono significative e riguardano entrambi i paesi garanti dell’integrità territoriale dell’Armenia, ossia la Russia e l’Iran (ci sarebbe anche la Francia, ma cerchiamo di essere seri).
La Russia è impegnata in Ucraina e sta per aumentare drammaticamente il suo impegno; l’Iran farà richiesta formale di entrare come membro a pieno titolo nell’Organizzazione del Trattato di Shangai, l’associazione economica che riunisce Cina, Russia, India, Pakistan e altri paesi asiatici, al vertice dell’associazione che si terrà a Samarcanda il 15 e 16 settembre e il cui pezzo forte sarà l’incontro personale tra Putin e Xi Jinping.
Ora certo queste sono appunto coincidenze, e non abbiamo prove che l’attacco azero esattamente in questo momento sia l’apertura del secondo fronte tanto invocato dall’Ucraina (e da chi le sta dietro).
Il triangolo Azerbaijan-Turchia-Iran
La Georgia, messa più volte sotto pressione, ha sempre rifiutato ben sapendo che alla fine si sarebbe trovata da sola a gestire una guerra contro la Russia, come nel 2008. L’Azerbaijan però ha la Turchia alle spalle, e potrebbe sfruttare questa situazione per risolvere finalmente non solo la questione dell’Artsakh ma anche quella del corridoio di Syunik, prendendo il quale ripristinerebbe la sua contiguità territoriale e, soprattutto, collegherebbe la Turchia al Caspio, con tutte le conseguenze del caso per il progetto turanico turco (di sui avevo scritto qualche tempo fa, nemmeno me lo sentissi. E infatti me lo sentivo).
Se però l’Azerbaijan volesse davvero prendere quel pezzo di territorio armeno dovrebbe vedersela anche con l’Iran, che ha più volte dichiarato che non accetterebbe nessuna variazione territoriale in quella zona, per ovvie questioni di sua sicurezza strategica e interna, vista la folta comunità azera che popola le regioni nord-occidentali dell’Iran.
Poi certo c’è anche la Francia. Macron darò incarico a Bernard-Henri Lévy di scrivere un pensoso e dolente editoriale e se ne tornerà a dormire, come tutta l’Europa.
* Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).
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