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mercoledì 19 Gennaio 2022
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25 Aprile 2021, la forza della divisione: o da una parte o dall’altra

La festa della Liberazione in questo 25 Aprile 2021, oltre alle celebrazioni, ripropone le solite polemiche sulle contrapposizioni che creerebbe storicamente questa data. Ma siamo sicuri che l’essere divisivi sia veramente un torto?

25 Aprile 2021, la forza della divisione

Sono passati 76 anni da quel 25 aprile che ha sancito la Liberazione dell’Italia. Per l’ormai sempre più scarna pattuglia di chi lo ha vissuto, questa giornata ha un significato preciso: è stato il primo giorno di una libertà, che non è liceità, ma responsabilità. Come raccontava Claudia Ruggerini, conosciuta come la partigiana “Marisa”: La libertà va coltivata con la coscienza, con la consapevolezza e con il riconoscere la libertà degli altri. 

Eppure, come ormai da anni a questa parte, questa celebrazione di una delle date fondanti dell’identità di questo Paese, tra gli unici simboli costituenti, come la Costituzione e la Legislazione sul lavoro, che ci hanno dato dignità come terra e popolo, è oggetto di mistificazioni storiche, accostamenti impropri, e della presunta accusa di data divisiva.

25 Aprile 2021, la forza della divisione: o da una parte o dall'altra
Carrara, Piazza Alberica. Gruppo di partigiani. Si riconoscono da sinistra: Dante Orsini «Dantin», Remo Corsi «Carichin», Dino Andrei (dietro), Doretti, Roberto Salvini «il viareggino». Foto di Nardo Dunchi.
(Archivi della Resistenza)

Le polemiche di basso cabotaggio non mancano mai nell’immediatezza delle manifestazioni e provengono sempre dalla stessa area del paese, in perenne campagna elettorale, senza alcuna dimensione di reale coscienza storica.

L’unica data reale nella nostra storia in cui “Prima l’Italia, gli italiani” ha un valore più alto di quello in cui è stata trasformata questa esternazione.

Prima l’Italia che crede nella comunità, nella solidarietà, nell’inclusione, nel lavoro e nella condivisione. Prima gli italiani che guidarono questi processi contro la barbarie della storia che alzava muri, ghetti, lager.

Poi arriva anche quest’anno il Salvini di turno (ma tranquilli, ogni volta ce n’è uno pronto),che all’inutile domanda che gli viene posta puntualmente, giusto per avere il titolo con polemica, non delude mai: “C’è il coprifuoco, ci sono le chiusure, starò con in figli, vado con loro al parco giochi, se posso.” Aggiungendo poi provocatoriamente: “speriamo che tutti rispettino la legge”.

A stretto giro di posta arriva la replica del presidente dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo:  “Credo che il senatore Salvini funzioni a corrente alternata. Un giorno sostiene che bisogna aprire tutto, il giorno successivo, vedi caso il 25 aprile, che c’è il coprifuoco. Speriamo anche noi che tutti rispettino la legge, come non sempre è avvenuto in passato proprio da parte del senatore Salvini che in alcuni casi non ha ostentatamente indossato la mascherina”.

Ma siamo sicuri che l’essere divisivi sia veramente un torto?

Fabrizio Tevernelli – Con la guerriglia

 

25 Aprile 2021, o da una parte o dall’altra

C’è un opera di revisionismo costante operata a più livelli. Si è cominciato con il rifiuto di riconoscere alla parola fascista una qualsiasi rilevanza politica e quindi – va da sé – la constatazione dell’inutilità dell’antifascismo.

Poi si è passati al tentativo di rivedere il calendario nazionale, non proprio abolendo il 25 aprile, ma neutralizzandolo; l’anno scorso, in pieno lockdown Ignazio La Russa propose di dedicare la giornata ai morti di Coronavirus.

E così, oltre alla circostanza di passati premier che snobbavano clamorosamente le cerimonie, man mano se ne sono affiancate altre, dalle foibe al giorno della caduta del muro.

Vi è il tentativo dell’azzeramento della memoria storica, sostituito da un generico senso di appartenenza nazionale, che cancella le differenze e non è in grado di valutare le origini e le fondamenta di uno stato, di una democrazia.

Si fa tutto un minestrone che mette assieme il Risorgimento e la Resistenza, Curtatone, Montanara e Salvo D’acquisto, El Alamein e l’8 settembre.

Vi è stata poi un’esaltazione della zona grigia del paese negli anni della guerra, cioè la maggioranza che assistette neutrale alla guerra civile tra rossi e neri, e lì che si vorrebbe far iniziare la teoria degli opposti estremismi, con la monumentalizzazione delle vittime civili dei massacri, che conterrebbe in sé la tendenza a parificare tutte le vittime, e a sostituirle nel ruolo degli eroi inermi, a chi scelse invece di combattere dalla parte giusta.

Non può esserci democrazia con l’azzeramento della memoria. Sono i regimi totalitari che impongono una visione unica del passato, una memoria condivisa da tutti e imposta dall’alto.

Le memorie sono sempre conflittuali in una società aperta. Un’identità si fonda in contrapposizione ad altre e quella di una nazione si è sempre forgiata nei conflitti. La fine dell’antifascismo significa solo aprire le porte a un passato che credevamo relegato alle pagine buie della storia.

Questa è la forza della divisione: o da una parte o dall’altra, non ci possono essere zone d’ombra. Come diceva la frase attribuita a Lenin:Chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata.

Diana Tejera – Via Rasella

 

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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