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Il Venezuela risponde all’offensiva navale USA nei Caraibi con mobilitazione popolare e diplomatica. Maduro denuncia minacce imperialiste, mentre la Colombia di Petro rifiuta l’interventismo e richiama al rispetto della sovranità latinoamericana.
Venezuela: resistenza bolivariana e nuova offensiva USA
L’America Latina torna al centro della geopolitica mondiale con la nuova escalation tra Stati Uniti e Venezuela. Nelle ultime settimane, Washington ha dispiegato un imponente schieramento navale nel Mar dei Caraibi, ufficialmente legato alla lotta al narcotraffico, ma che Caracas interpreta come un attacco diretto alla propria sovranità.
Otto navi da guerra armate con oltre mille missili e un sottomarino a capacità nucleare hanno solcato le acque caraibiche, configurando — secondo il governo venezuelano — la più grave minaccia militare vista nella regione negli ultimi cento anni.
Il presidente Nicolás Maduro ha reagito con fermezza, denunciando quella che considera un’operazione di copertura imperialista. “Il Venezuela non cederà mai di fronte a ricatti, né a minacce di alcun tipo”, ha dichiarato, sottolineando come l’offensiva si inserisca in una strategia di lunga durata fatta di sanzioni, campagne di delegittimazione e blocchi economici. L’attacco, ha aggiunto, non mira solo alla dimensione militare ma alla sovranità politica del Paese e alla sopravvivenza stessa della Rivoluzione Bolivariana.
Mobilitazione popolare e diplomazia internazionale
La risposta del governo venezuelano è stata articolata su più livelli. Internamente, Maduro ha rilanciato la mobilitazione della Milizia Bolivariana, riconosciuta come quinto elemento della Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB). Le giornate di allerta popolare hanno trasformato la difesa del Paese in un atto collettivo, presentato come simbolo di unità tra popolo e forze armate. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha confermato che il Venezuela resta in pace e che operazioni come “Operación Cangrejo 2025” hanno smantellato basi del narcotraffico e rafforzato la sicurezza territoriale.
Parallelamente, Caracas ha intensificato l’azione diplomatica. La denuncia contro Washington è stata portata alle Nazioni Unite e discussa in seno alla CELAC, ricevendo l’appoggio di Cuba e di numerosi governi e organizzazioni progressiste. La narrativa bolivariana insiste sulla solidarietà internazionale come strumento per respingere quella che viene definita un’azione intimidatoria inaccettabile.
In questo contesto, emerge il ruolo della Colombia di Gustavo Petro. A differenza dei precedenti governi di Bogotá, il presidente colombiano ha respinto apertamente ogni ipotesi interventista. Petro ha ricordato che nessun latinoamericano dovrebbe rallegrarsi per un’invasione straniera e che il narcotraffico può essere affrontato solo con cooperazione paritaria, non con operazioni militari unilaterali. Ha inoltre contestato la retorica del cosiddetto “Cartel de los Soles”, considerandola una costruzione utile a giustificare ingerenze esterne.
La questione dell’Esequibo e la propaganda occidentale
Un ulteriore terreno di scontro è la storica disputa sulla Guayana Esequiba. Media e governi occidentali hanno accusato il Venezuela di preparare un’aggressione contro la Guyana, utilizzando il contenzioso come pretesto per legittimare una presenza militare straniera nella regione. Caracas respinge tali accuse, definendole “falsi positivi” e ribadendo la necessità di affidarsi al diritto internazionale, in particolare all’Accordo di Ginevra del 1966.
Il ministro Padrino ha denunciato la costruzione di narrazioni manipolate volte a generare escalation artificiose, accusando persino reti mafiose dell’area caraibica di alimentare campagne di disinformazione. Secondo Caracas, lo schema è chiaro: gonfiare dispute territoriali e incidenti di confine per giustificare l’interventismo statunitense.
I media occidentali, osserva il governo venezuelano, hanno contribuito a questa strategia amplificando notizie decontestualizzate e rilanciando accuse non verificate. Da qui la richiesta di osservatori indipendenti e di meccanismi di verifica imparziali.
Lo scontro attuale non è solo tra Venezuela e Stati Uniti, ma tra due visioni contrapposte: da un lato, un imperialismo che utilizza la retorica della sicurezza per consolidare la propria presenza militare; dall’altro, un fronte bolivariano che invoca autodeterminazione, cooperazione regionale e rispetto del diritto internazionale.

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