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Trump blocca l’uso dei missili Usa a lungo raggio da parte dell’Ucraina. L’Europa paga le armi, ma il Pentagono ne controlla l’impiego. Mosca intensifica i bombardamenti, mentre Kiev resta in attesa del via libera americano. La guerra diventa sempre più fragile e incerta.
Ucraina, lo stop di Trump ai missili a lunga gittata
Il conflitto in Ucraina vive una nuova fase di incertezza, segnata dall’atteggiamento del presidente statunitense Donald Trump, deciso a limitare drasticamente il sostegno militare a Kiev. Il tema dei missili a lungo raggio, cuore delle strategie difensive e offensive ucraine, diventa ora una questione politica che intreccia rapporti con Mosca, timori di escalation e gestione delle risorse militari americane.
Trump ha parlato con Putin, definendo il presidente ucraino Zelensky “il più grande venditore del mondo” e ribadendo che gli Stati Uniti non spenderanno “neppure un soldo” per Kiev. Per Washington, a pagare dovranno essere gli alleati europei, che già finanziano buona parte delle forniture militari prodotte negli Stati Uniti e poi consegnate all’Ucraina. Ma dietro questa dinamica finanziaria si nasconde un problema ben più grave: il controllo sull’utilizzo delle armi.
Le clausole nascoste del Pentagono
Come rivelato dal Wall Street Journal, i missili a lunga gittata forniti a Kiev non possono essere impiegati senza un’autorizzazione preventiva del Pentagono. Una misura che si applica anche ad armamenti finanziati dagli europei, ma di fabbricazione statunitense o contenenti componenti americani. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha mantenuto finora una linea molto rigida, negando quasi sempre l’autorizzazione.
La motivazione ufficiale è la paura di un’escalation incontrollabile con la Russia, che ha già minacciato di considerare l’uso di questi missili come un attacco diretto della NATO. A complicare il quadro, i nordcoreani: i reparti inviati da Pyongyang a sostegno di Mosca hanno reso ancora più delicato l’impiego degli Atacms, con una gittata di quasi 300 km. Nonostante la parziale apertura concessa da Joe Biden a fine 2024, l’amministrazione Trump considera oggi “stupido” autorizzare attacchi oltre confine, convinta che ciò peggiori la guerra anziché avvicinare una soluzione.
Nel frattempo, la Russia ha intensificato i bombardamenti contro le infrastrutture ucraine: solo a novembre sono stati lanciati oltre 200 missili e droni, costringendo il governo di Kiev a introdurre razionamenti di elettricità. Ukrenergo, il principale fornitore nazionale, ha annunciato blackout diffusi, segno della crescente fragilità del Paese.
Europa paga, USA decidono
La contraddizione è evidente: gli europei finanziano gran parte delle forniture di armi americane a Kiev, ma il loro utilizzo resta sottoposto al via libera di Washington. Non solo missili a lungo raggio, ma anche sistemi di difesa aerea e lanciatori multipli rientrano in questa logica di controllo.
La scarsità di scorte negli arsenali statunitensi aggiunge un ulteriore vincolo: il Pentagono ha classificato le riserve di armi in tre categorie – verde, gialla e rossa – e solo quelle abbondanti possono essere destinate liberamente all’Ucraina. Le altre restano a discrezione di Hegseth, che può bloccarne la consegna per esigenze interne o per il contenimento della Cina.
Il risultato è che l’Ucraina continua a combattere con mezzi limitati, mentre Mosca mantiene i suoi vantaggi numerici e logistici. In questo contesto, la posizione di Trump, che ha lasciato intendere in un post ambiguo che “non si può vincere senza attaccare il Paese che ti ha invaso”, crea ulteriore incertezza. Si tratta di una possibile apertura futura o di un’ennesima provocazione? Per ora la Casa Bianca smentisce qualsiasi cambiamento.
Quello che appare certo è che la guerra in Ucraina resta ostaggio dei calcoli strategici americani: l’Europa paga, Washington decide, e Kiev attende.

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