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SpaceX al Nasdaq: 75 miliardi da raccogliere, capitalizzazione da 1,75 trilioni. La narrazione è spaziale, i rischi sono terrestri. Tassi alti, mercati saturi, tre IPO da 4.000 miliardi entro l’anno. I piccoli risparmiatori pagheranno il conto.
SpaceX al Nasdaq: il più grande spettacolo finanziario della storia, e il più rischioso
C’è una narrazione che accompagna l’ingresso di SpaceX al Nasdaq con la stessa intensità con cui un tempo si raccontavano le grandi imprese epiche: Elon Musk, genio solitario e visionario, porta lo spazio in Borsa, apre Marte agli investitori, democratizza il futuro. I satelliti Starlink che reggono le comunicazioni militari ucraine, le auto elettriche, l’intelligenza artificiale, i viaggi interplanetari — tutto converge in un’unica narrativa trionfale che serve, anzitutto, a giustificare i numeri di un’operazione finanziaria senza precedenti nella storia dei mercati.
I numeri, in effetti, sono impressionanti. SpaceX debutterà sul Nasdaq — e sul Nasdaq Texas — con il simbolo SPCX, a un prezzo di 135 dollari per azione, puntando a una capitalizzazione di mercato compresa tra 1,75 e 1,78 trilioni di dollari. Una cifra che la colloca immediatamente tra le prime dieci aziende più valorizzate al mondo, superando Meta e Amazon. L’IPO punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari, battendo il record precedente detenuto da Saudi Aramco. Musk manterrà una solida maggioranza del potere di voto attraverso la struttura di “controlled company”, il che significa che chiunque compri azioni di SpaceX sta sostanzialmente scommettendo sul giudizio di un uomo solo — con tutto il profilo di rischio che questo comporta.
I piccoli risparmiatori come combustibile dell’operazione
C’è un dettaglio nella struttura dell’IPO che merita attenzione particolare. Il 30% dell’offerta è riservato agli investitori retail — i piccoli risparmiatori — una quota eccezionalmente alta rispetto allo standard del settore, dove normalmente non si supera il 10%. Goldman Sachs capofila, ma accesso anche attraverso piattaforme come eToro, XTB e Fidelity. Il messaggio implicito è quello della democratizzazione dell’investimento: anche tu puoi partecipare al futuro di Musk. Il messaggio reale è diverso: un’operazione di queste dimensioni ha bisogno di rastrellare risparmio in quantità massiccia, e il risparmio retail — quello delle polizze vita, dei fondi pensione, dei piccoli portafogli — è la riserva a cui attingere quando gli istituzionali non bastano.
BlackRock ha già presentato un ordine stimato tra cinque e dieci miliardi di dollari, puntando a diventare il primo azionista istituzionale esterno. Vanguard entrerà massicciamente nella fase di inclusione negli indici: quando SpaceX verrà inserita nel Nasdaq-100, prevista intorno al 7 luglio 2026, i fondi passivi saranno obbligati ad acquistare decine di miliardi di azioni per replicare l’indice. Si stima che entro fine anno BlackRock, Vanguard, State Street e Fidelity controllino tra il 20 e il 25% del capitale. Una concentrazione che dovrebbe stabilizzare il titolo, ma che solleva domande sull’effettiva distribuzione del rischio.
La bolla che nessuno vuole nominare
SpaceX non è l’unica IPO in arrivo. Entro la fine del 2026 sono attese anche le quotazioni di Anthropic e OpenAI, per un totale stimato di circa quattromila miliardi di dollari da assorbire nei mercati. È qui che il quadro smette di essere semplicemente spettacolare e comincia a essere preoccupante.
I mercati in cui queste operazioni devono trovare spazio sono già strutturalmente stressati. Il mercato azionario globale vale quasi 160.000 miliardi di dollari — erano 94.000 nel 2019. Quello obbligazionario supera i 142.000 miliardi, contro i 105.000 di sei anni fa. Il debito pubblico americano deve essere collocato con scadenze ravvicinate, su un mercato già saturo. I tassi di interesse sono alti e destinati a salire ulteriormente per effetto dell’inflazione — la stessa inflazione che il conflitto nel Golfo ha contribuito ad alimentare. Il settore dell’intelligenza artificiale è caratterizzato da livelli di indebitamento significativi: un aumento del costo del denaro potrebbe produrre tensioni che ricordano, in scala molto più grande, la dinamica dei mutui subprime.
Il rischio concreto è che le IPO avvengano a prezzi inferiori alle attese, innescando una correzione in un mercato che ha costruito le proprie valutazioni su aspettative di crescita che la realtà economica sta cominciando a mettere in discussione. La narrazione mirabolante serve esattamente a questo: tenere alta la domanda nel momento in cui l’offerta è strutturalmente eccedente. Quando la narrazione si incrina — e le narrazioni si incrinano sempre, prima o poi — sono i piccoli risparmiatori a pagare il conto. Lo erano con i subprime. Lo saranno con i satelliti.

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