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A cosa serviva il gesto di Olga Kharlan? La netta vittoria sulla pedana non era un sufficiente schiaffo morale? Esiste una deroga morale ulteriore?
Sulla squalifica di Olga Kharlan
La guerra tra Russia e Ucraina continua anche sulle pedane ai mondiali di scherma in corso a Milano. Nella competizione gareggiano infatti sia atleti di Kiev che di Mosca, anche se questi ultimi senza squadra nazionale, inno e bandiera, inquadrati secondo le disposizioni del Cio come “atleti internazionali neutrali”. E già questo è il segno dei tempi e appare una ipocrisia tutta Occidentale del tipo “faccio la guerra ma non faccio la guerra”.
Succede poi che la numero 9 al mondo Olga Kharlan, ucraina, batta 15-7 Anna Smirnova, russa, ma si rifiuta di stringerle la mano subito dopo l’incontro, cosa obbligatoria per regolamento, e le punti solo la sciabola. Arriva così la squalifica da parte dei giurati internazionali e le polemiche, soprattutto sui social e su Twitter, epicentro della propaganda Nafo che cerca ogni pretesto per lanciare cortine fumogene mediatiche.
La domanda è, cosa voleva dimostrare ulteriormente la Kharlan?
Scrive il professor Desogus:
“La stretta di mano è codificata dal regolamento ed è assolutamente necessaria in uno sport che prevede lo scontro per mezzo di un’arma. Inoltre la schermitrice russa partecipava come neutrale, dato che il suo paese è stato escluso dalle competizioni. A cosa serviva quel gesto? La netta vittoria sulla pedana non era un sufficiente schiaffo morale? La sensazione è che l’atleta ucraina cercasse una sorta di deroga derivante dalla superiorità morale in quanto appartenente a un paese invaso contro il paese invasore. In parte questa deroga è stata del resto già concessa con l’esclusione dalle competizioni internazionali della Russia e della Bielorussia, un fatto che non so se abbia dei precedenti per altri paesi invasori o occupanti. Tutto questo però ha davvero poco a che vedere con lo sport.”
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