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Sfrattata un’87enne, il governo scrive due decreti in fretta, PP, Vox e Junts li affossano, Sánchez scioglie le Camere: si vota il 29 novembre. La casa entra in politica solo quando le tende arrivano in piazza, e le destre sono avanti nei sondaggi.
Sánchez scioglie le Camere
Un’ottantasettenne portata via su una barella dall’appartamento di Madrid in cui abitava da circa settant’anni è riuscita, nel giro di una settimana, a far scrivere al governo spagnolo due decreti sulla casa e a far votare contro di essi un’alleanza di PP, Vox e dei sette deputati di Junts, che li hanno bocciati il 2 ottobre al Congresso.
Maricarmen Abascal è stata sfrattata il 23 settembre. I movimenti per il diritto alla casa sostengono che una società di investimento avesse acquistato l’immobile e provato a rincarare l’affitto del 275 per cento. Le immagini hanno riempito la Puerta del Sol di tende e le strade di cortei, tanto che il governo ha approvato martedì 29 il cosiddetto «decreto Maricarmen», con lo stop agli sfratti dei soggetti vulnerabili fino al 2030. Il pacchetto prevedeva anche il divieto di acquisto di abitazioni da parte dei fondi di investimento fino a fine 2028, il rinnovo automatico dei contratti e un giro di vite sugli affitti brevi.
Venerdì il primo decreto è stato respinto con 178 voti contrari contro 172 favorevoli, il secondo con 184 contro 166, grazie ai no di PP (137 deputati), Vox (33) e Junts, a cui nel secondo caso si sono aggiunti anche PNV e Coalición Canaria. Junts ha motivato il voto sostenendo che le norme avrebbero indebolito i diritti dei proprietari, benché il governo ne avesse negoziato parte del contenuto con i catalani. Il giorno dopo i manifestanti sono scesi in piazza in oltre cinquanta città, e fra le richieste ci sono il dimezzamento degli affitti, i contratti a tempo indeterminato e l’esproprio degli immobili dei cosiddetti fondi avvoltoio.
Dopo un fine settimana di consultazioni, lunedì 5 ottobre Pedro Sánchez ha annunciato lo scioglimento delle Cortes, con elezioni il 29 novembre, circa nove mesi prima della scadenza naturale. Ha ammesso che il governo ha commesso errori e ha chiesto una maggioranza progressista più ampia, presentando il voto come una scelta tra l’ondata di ultradestra e una Spagna che resta baluardo di giustizia sociale. I sondaggi riportati da Politico lo vedono in difficoltà: PP al 34 per cento, PSOE al 26, Vox al 18, con una proiezione che porterebbe PP e Vox oltre la soglia della maggioranza.
Servì una barella per scrivere i decreti, non per farli votare
Un governo che scopre l’emergenza abitativa quando un’anziana viene portata via in barella ha un problema di vista prima che di maggioranza. Un esponente dell’esecutivo ha ammesso a El País che nel dibattito la parola «inquiokupa» era stata sostituita da «Maricarmen» e che allora tutti si erano mossi con insolita celerità: occorre dunque un’ottantasettenne con il volto in prima pagina perché Madrid rammenti che gli affitti, in dieci anni, sono quasi raddoppiati mentre gli stipendi restavano fermi. Due decreti concepiti nell’arco di pochi giorni, sotto la pressione delle tende, hanno avuto la solidità che ci si può attendere.
Junts merita una menzione di merito per coerenza: il partito della sovranità catalana, che predica l’autodeterminazione dei popoli, ha trovato la propria sovranità in difesa dei padroni di casa, votando fianco a fianco con Vox e PP su una materia in cui, per una volta, i proprietari non erano un’astrazione. I socialisti lo hanno accusato di fare gli interessi di speculatori e fondi immobiliari, e che si tratti di calcolo o di convinzione l’esito è lo stesso, cioè inquilini senza tutele e una destra con l’occasione di presentarsi come partito dell’ordine.
La mossa del premier, in questo quadro, ha l’aria di una puntata di quelle che si fanno quando il banco è già in vantaggio. Sánchez spera di incanalare la rabbia di strada in voti, ma chi scende in piazza con le chiavi in mano chiede il dimezzamento dei canoni e l’esproprio dei fondi, non decreti scritti in una settimana da chi ha governato fin qui. Aggiungere che le inchieste per corruzione attorno a dirigenti socialisti e la crisi migratoria di Ceuta pesano sul consenso, e rende il dilemma «noi o l’ultradestra» una formula logora, quella che il centrosinistra europeo ripete ogni volta che deve evitare di rendere conto di ciò che non ha fatto.
La Spagna andrà dunque al voto con la casa al centro del dibattito e senza una legge a tutelare chi ci abita. Per la rendita, un risultato niente male.

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