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Tira una brutta aria a Repubblica, con la redazione che ha indetto due giorni di sciopero contro le ingerenze della proprietà, e oggi non aggiornerà il sito fino a mezzanotte. Una protesta clamorosa.
Repubblica nel caos, sciopero della redazione contro gli Elkann
La redazione di Repubblica è entrata in sciopero contro le ingerenze della proprietà, rappresentata dalla holding Exor, presieduta da John Elkann. L’accusa è pesante: articoli, interviste e approfondimenti venduti alle aziende, con il contenuto redazionale supervisionato direttamente dalla proprietà prima della pubblicazione.
Questo controllo, secondo il comitato di redazione (cdr), mina profondamente l’integrità giornalistica e l’indipendenza della testata, portando i giornalisti a proclamare uno sciopero di due giorni, approvato con 230 voti favorevoli, 33 contrari e 15 astenuti.
Il caso ha raggiunto il culmine in occasione della quarta edizione della Italian Tech Week, evento organizzato dalla stessa Exor a Torino, con Repubblica e La Stampa come media partner. Tuttavia, i giornalisti del quotidiano romano hanno scoperto che il loro lavoro, prodotto per la copertura dell’evento, sarebbe stato venduto alle aziende partecipanti, facendo emergere gravi dubbi sull’indipendenza editoriale.
La redazione denuncia che i contenuti relativi all’evento non siano trattati come redazionali distinti, ma spacciati come articoli veri e propri, un’ingerenza che mette a repentaglio la credibilità del giornale.
Il comitato di redazione ha espresso con fermezza la sua preoccupazione riguardo a ciò che considera una chiara violazione delle norme deontologiche e contrattuali, ribadendo la necessità di rispettare la professionalità dei giornalisti e i loro ruoli all’interno del giornale. Il cdr ha infatti sottolineato: “Da tempo denunciamo i tentativi di piegare colleghe e colleghi a pratiche lontane da una corretta deontologia“. La redazione chiede quindi alla direzione di apportare correttivi immediati, difendendo la qualità e l’autonomia dei contenuti editoriali.
Il contenzioso con la proprietà si inserisce in un contesto più ampio di tensioni all’interno del gruppo editoriale, che hanno portato in passato a diverse proteste da parte dei giornalisti e lettori. A inizio anno, infatti, sia Maurizio Molinari, direttore del quotidiano, sia John Elkann erano stati criticati per il presunto smantellamento del gruppo editoriale, inclusa la chiusura di alcune testate storiche come L’Espresso.
Tra gli episodi più controversi c’è stato anche il caso Ghali durante il Festival di Sanremo, quando l’intervista all’artista, reo di non aver citato il massacro del 7 ottobre parlando di pace a Gaza, venne ritirata all’ultimo minuto.
Un altro caso eclatante si è verificato ad aprile, quando 100.000 copie dell’inserto economico Affari&Finanza furono mandate al macero, con la spiegazione che l’articolo di apertura sui rapporti industriali tra Italia e Francia era risultato sgradito alla proprietà.
Il messaggio della redazione è chiaro: “Questa redazione non ha mai venduto l’anima. E non sarà mai disposta a farlo”.
Ps: Alla redazione sta bene invece come il quotidiano tratta il conflitto in Medio Oriente?

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