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Le immagini di D’Alema in Cina scatenano l’ira di Renzi e Calenda, reazionari travestiti da manager. Attaccano con il loro vecchio anticomunismo bottegaio, dimenticando che l’equilibrio nato dalla sconfitta del nazi-fascismo fu fondamento di ONU, giustizia e speranza sociale.
I rabbiosi reazionari travestiti da Renzi e Calenda R
Sì, Massimo D’Alema si è reso responsabile di abominevoli oltraggi alla cultura socialista del nostro paese. Ha incoraggiato e perseguito l’idea dell’alternanza maggioritaria e dell’affidabilità della sinistra perché venisse percepita come elemento cardine della governabilità finanziaria, ha poi accettato, senza colpo ferire, lo scandaloso e criminale attacco alla Jugoslavia ad opera della Nato in spregio del diritto internazionale da Presidente del consiglio. E mi fermo qui, perché mi sembra sufficiente.
Ma nessuno può negare che trattasi di persona di acume notevole. Non sorprende, dunque, che negli anni abbia costruito un ponte personale di rapporti con la Cina, comprendendo che se mai ci sarà un futuro di equilibrio e di pace avverrà solo grazie alla visione del Pcc e di Xi Jinping.
Ciò che diverte, però, è vedere la reazione rabbiosa di questi fascistelli caricaturali travestiti da manager, di questi reazionari dal tono affaccendato perché impegnati in meeting sempre definitivi, che, in realtà, sognano ancora doppiopetti e Giornale d’Italia sottobraccio per sfoderare il loro atavico, bottegaio e inconsulto anticomunismo, ormai arruolati nelle truppe scalcagnate di Renzi e Calenda, di fronte alle immagini di D’Alema in Cina.
Luogo nel quale si è celebrato l’80° anniversario dalla fine della Seconda guerra mondiale; evento che l’Occidente vorrebbe dimenticare perché l’equilibrio nato a seguito della sconfitta del nazi-fascismo sia cancellato per sempre.
Quell’equilibrio che legittimava l’Onu e la presenza di paesi e partiti socialisti e comunisti che ancora rappresentavano una speranza di salvezza e di giustizia per l’umanità intera. Proprio come Renzi e Calenda s’intende.

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