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giovedì 27 Gennaio 2022
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Ocse impietosa: Italia unico paese in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1990

Negli ultimi trent’anni i salari sono aumentati in tutti i paesi europei, ma non in Italia, in cui si sono addirittura contratti: a certificarlo sono i dati dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Di Giovanni Pulvino

Ocse: in Italia anche chi lavora è povero

Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro la pandemia ha causato una riduzione della ‘massa salariale’ del 6,5%. Il taglio delle ore lavorative è stato compensato in parte con le misure di salvaguardia prese a livello nazionale dai singoli governi.

Nel nostro Paese il calo dei salari non é stato determinato solo al Coronavirus.

Nel 2020 le retribuzioni medie più alte sono state rilevate nei paesi dell’Europa nord-occidentale, mentre quelle più basse in quelli dell’Europa centrale e meridionale. Secondo i dati Ocse in Estonia, Lettonia e Lituania (+276,3%) i salari sono triplicati. In Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia sono raddoppiati. Aumenti modesti, invece, sono stati rilevati in Spagna, Portogallo e Grecia.

Nello stesso periodo in Francia ed in Germania i salari medi sono cresciuti di oltre il 30%, negli Stati Uniti quasi del 50%. In Italia invece, rispetto al 1990, sono diminuiti del 2,9%. Allora eravamo al settimo posto nella classifica per livello di salari, oggi il nostro Paese è tredicesimo.

Ocse impietosa Italia unico paese in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1990

Eppure, il Pil medio italiano delle persone occupate negli ultimi trent’anni è cresciuto. È passato da 83 mila a circa 85 mila dollari. Allora perché i salari medi sono diminuiti?

Le spiegazioni sono diverse. Le delocalizzazioni iniziate alla fine del secolo scorso hanno diminuito le opportunità occupazionali. Un incremento dell’offerta di lavoro rispetto alla domanda determina un calo dei salari, almeno per quelli più bassi.

La necessità di contenere i deficit del bilancio statale ha ridotto gli investimenti pubblici, questo ha causato una riduzione delle opportunità di lavoro qualificate e ben retribuite. Le riforme del sistema pensionistico e quelle del mercato del lavoro hanno fatto il resto.

In particolare, quelle introdotte all’inizio del secolo hanno aumentato i tipi di contratto di lavoro a termine dove le retribuzioni sono più basse e le tutele spesso inesistenti.

La ricchezza prodotta negli ultimi tre decenni è stata distribuita in modo diseguale, almeno in Italia. Nel nostro Paese anche chi lavora è povero. L’incremento dei profitti delle imprese non ha determinato un aumento dell’occupazione, ma solo precarietà e disuguaglianze.

È una visione miope, ma questo è.

E non è un caso che la tendenza sia cominciata all’inizio degli anni Novanta, da quando, cioè, la ‘Sinistra’ non fa più la ‘Sinistra’ e quando questo succede a pagare sono sempre i lavoratori e gli ultimi.

RedNews

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