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Dopo il rapimento di 215 studenti e 12 docenti nello Stato del Niger, la Nigeria chiude decine di scuole nel nord del Paese. È il secondo sequestro in pochi giorni. Tinubu invia il ministro della Difesa, ma la crisi della sicurezza scolastica diventa ormai sistemica.
Nigeria, la scuola diventa un campo di battaglia
Mentre il governo centrale tenta di rassicurare un’opinione pubblica ormai assuefatta all’emergenza, il nord della Nigeria precipita in una nuova fase di insicurezza. Le autorità federali e statali hanno ordinato la chiusura immediata di decine di istituti dopo l’ennesimo rapimento di massa: 215 studenti e 12 insegnanti sequestrati alla St. Mary’s School, nello Stato del Niger. Un episodio che arriva a poche ore dal precedente attacco in Kebbi, dove 26 studentesse erano state sottratte dalla loro scuola secondaria. Una catena di crimini che segna il ritorno di un incubo già visto, dalle ferite ancora aperte di Chibok.
Chiusure a cascata e un Paese che vive sotto assedio
L’ordine più drastico è arrivato dal Ministero federale dell’Istruzione, che ha chiuso 41 unity colleges, scuole simboliche della coesione nazionale. Ma diversi governi locali hanno fatto un passo ulteriore: Niger, Kwara, Plateau, Benue e Katsina hanno disposto la sospensione delle attività scolastiche in tutte le aree considerate a rischio. Una decisione estrema, che colpisce milioni di famiglie e mette in ginocchio un sistema educativo già fragile.
Il messaggio è chiaro: lo Stato non riesce a garantire la sicurezza delle scuole. Una resa temporanea, forse necessaria, che però rischia di diventare permanente se non verranno affrontate le cause profonde di questa escalation. La crisi dell’istruzione nel nord della Nigeria non è solo un problema di ordine pubblico: è un terreno di coltura per instabilità, reclutamento armato e frantumazione sociale.
Il governo corre ai ripari, ma la sfida è politica
Il presidente Bola Tinubu ha inviato il ministro della Difesa Bello Matawalle a coordinare le operazioni di recupero nella regione di Kebbi. Un gesto di urgenza, utile a mostrare determinazione, ma che difficilmente potrà arginare una dinamica ormai strutturale. Le bande armate – sempre più organizzate, sempre più simili a milizie – hanno trovato nelle scuole un bersaglio ideale: bambini e insegnanti indifesi, un’attenzione mediatica garantita e governi locali impreparati.
Le strategie finora adottate oscillano tra repressione e negoziati opachi, spesso conclusi con riscatti che alimentano ulteriormente il circuito criminale. Senza investimenti reali su intelligence, sviluppo rurale e controllo del territorio, gli interventi emergenziali resteranno palliativi. Intanto, per centinaia di migliaia di studenti, la sospensione delle lezioni rischia di diventare una condanna a lungo termine.
Il nord della Nigeria sta vivendo una delle più gravi crisi educative e di sicurezza degli ultimi anni. Le scuole chiudono, gli studenti svaniscono, lo Stato annaspa. E finché il sistema politico non affronterà la questione in modo strutturale, ogni aula svuotata sarà una vittoria per chi vuole destabilizzare il Paese.

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