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Mattarella condanna la “pretesa di imporre punizioni contro giudici delle Corti internazionali… a difesa dei popoli del mondo”, ma mantiene un tono tiepido su Gaza e sulle sanzioni contro Francesca Albanese. Un doppio standard che evidenzia il silenzio complice dell’Occidente.
Mattarella e l’ipocrisia delle “norme universali”
Nel suo recente intervento alla Conferenza degli Ambasciatori alla Farnesina, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha stigmatizzato quella che ha definito “la pretesa di imporre punizioni contro giudici delle Corti internazionali per le loro funzioni di istruire denunce contro crimini di guerra, a difesa dei diritti umani, in definitiva a difesa dei popoli del mondo: sono pretese di un mondo volto pericolosamente indietro, al peggiore passato” riferendosi alla condanna in contumacia decisa da Mosca nei confronti del giudice italiano della Corte Penale Internazionale Salvatore Aitala.
La denuncia di Mattarella verso “pretese” che minacciano l’indipendenza della magistratura internazionale suona come un principio sacrosanto in astratto. Tuttavia, il medesimo coro istituzionale tace in modo assordante quando si tratta dei crimini di guerra accertati in altre aree di crisi globale, a partire dalla catastrofe umanitaria in corso a Gaza.
La Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha dato un j’accuse al contesto internazionale denunciando non solo la gravità delle violazioni, ma la complicità di Stati e soggetti economici nei confronti di quella che lei stessa e diverse organizzazioni internazioni, hanno definito come genocidio.
Eppure, l’establishment occidentale – cui Mattarella appartiene e di cui è portavoce autorevole – ha reagito con il silenzio prima – Mattarella persiste – poi con il rigetto e le sanzioni ad personam. Le azioni sanzionatorie statunitensi contro Albanese, motivate dall’aver adempiuto al suo mandato indipendente, son un assurdo giuridico e una tto di prepotenza d’imperio, con pochi precedenti; attacco frontale al sistema multilaterale della protezione dei diritti umani. Ma non un sussurro è stato prnunciato dal Colle.
È interessante notare che, mentre Mattarella definisce “disordinata e ingiustificata aggressione” qualsivoglia critica all’Unione Europea o a istituzioni multilaterali, l’Italia stessa non ha sostenuto iniziative diplomatiche decise contro misure che minacciano la Corte Penale Internazionale – come testimoniato dall’assenza del nostro paese nella dichiarazione congiunta di 79 stati che si oppongono alle sanzioni alla CPI imposte dagli Stati Uniti.
Le parole del presidente sulla tragedia di Gaza si fermano a generiche richieste di cessate il fuoco senza formulare nessuna condanna esplicita delle pratiche che organizzazioni internazionali e osservatori qualificano come crimini di guerra.
I doppi standard non sono solo percepiti, ma diventano il tessuto argomentativo di una politica estera che difende il diritto internazionale – purché non scalfisca gli interessi dei partner occidentali o non metta in discussione le fondamenta geopolitiche del blocco euro-atlantico.
La postura di Mattarella suona altisonante ma, nei fatti, lascia spazio a un doppio registro che stanca e alimenta, più che placare, le critiche più fondate verso l’operato dell’Occidente stesso.

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