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Il Mar Nero supera il Golfo Persico per marinai uccisi: 570 navi colpite, almeno 40 morti, a Odessa meno di dieci approdi in un mese. Kiev ha aggredito la flotta ombra, ma è rimasta intrappolata e Ambrey attribuisce a Mosca il 90% degli attacchi recenti. Il conto lo pagano equipaggi e assicurazioni.
Ucraina, la contabilità di un porto svuotato
Secondo un’analisi del Financial Times basata sui dati di Ambrey e dell’Organizzazione marittima internazionale, il Mar Nero ha scavalcato Hormuz per numero di marittimi uccisi, con oltre 570 navi colpite, almeno 40 morti contro i 24 registrati nella zona del Golfo. Nel terzo trimestre gli attacchi hanno toccato circa 387 unità, più di quattro al giorno e oltre cinque volte il trimestre precedente.
Il prezzo si legge nei porti della Grande Odessa, che il mese scorso hanno accolto meno di dieci navi contro le circa quattrocento di luglio. Gli assicuratori hanno esteso il livello massimo di rischio di guerra a quasi tutto il bacino, escluse le acque territoriali di Romania, Bulgaria e Turchia, e le polizze possono raggiungere il 15% del valore dello scafo, quasi il doppio di quanto si paga nel Golfo. Kiev stima per il 2026-27 esportazioni agricole per 29,6 milioni di tonnellate, il 54% in meno delle previsioni, con il Danubio frenato da una siccità che ha portato il fiume ai minimi storici.
A settembre, secondo il ministro Vysotskyi, le rotte alternative hanno movimentato circa il 40% dei volumi che una logistica funzionante avrebbe consentito.
Sulle responsabilità i numeri non si prestano a equivoci. Ambrey attribuisce alla Russia circa il 90% degli attacchi degli ultimi 45 giorni, in gran parte contro le navi dirette ai porti ucraini. L’escalation estiva è stata però alimentata anche dalla campagna ucraina contro la flotta ombra russa nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. Il 13 ottobre due cargo sono stati colpiti in acque territoriali bulgare, e il 17 caccia F-16 romeni hanno abbattuto due droni sul Mar Nero: la guerra ha ormai bussato alla porta della NATO.
La favola dell’autogol e il conto vero
A ridurre Odessa a un molo fantasma sono stati missili e droni russi, dunque resta però una domanda che a Kiev e ai suoi sponsor occidentali conviene non porsi. Colpire i petrolieri che alimentano il bilancio militare di Mosca era un moltiplicatore di forza o un invito a replicare con la stessa moneta, contro un settore agricolo che l’anno scorso generava più della metà dei ricavi da export del Paese? Giocare a scacchi su una scacchiera condivisa ha il pregio dell’audacia e il difetto di prevedere la mossa dell’avversario. Mosca, che dopo il naufragio dell’accordo sul grano nel 2023 non ha mai amato i corridoi alternativi, ha risposto con il prevedibile linguaggio che la sua dottrina contempla.
Intanto la geopolitica ha ritrovato la sua sovrana più fedele, l’assicurazione. Gli equipaggi, reclutati in parte tra Siria, Egitto e Azerbaigian, non hanno governi che diffondano comunicati indignati, e per questo le loro bare si contano con minore zelo dei dollari di premio. Un mare che fu il simbolo di un’intesa mediata da ONU e Turchia è diventato il registro di una rinuncia collettiva alla diplomazia, dove nessuno conquista il controllo e tutti pagano il pedaggio.

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