www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Un drone russo cade a 160 km dall’aeroporto di Chisinau, 43 minuti prima del decollo di Zelensky: nessun attentato. Ma Repubblica, Corriere, La Stampa e Il Foglio titolano comunque “attentato”, “sfiorato”, “quasi colpito”. La smentita arriva, ma senza rettifiche né scuse.
Il drone che non c’era mai stato vicino a nessuno, ma che ha riempito comunque le prime pagine italiane
Volodymyr Zelensky e la moglie Olena Zelenska erano atterrati a Chisinau alle 15:17 dell’8 settembre, provenienti da Cracovia, in viaggio verso Oslo per i funerali di re Harald V. Poco dopo le 16:20 un drone di fabbricazione iraniana, identificato dalle autorità moldave come russo, è entrato nello spazio aereo del paese: uno dei due velivoli intercettati quel giorno ha proseguito verso la Romania, l’altro si è schiantato alle 17:15 in un campo del distretto di Rîșcani, a circa 160 chilometri dall’aeroporto della capitale, senza provocare vittime.
Per precauzione la Moldavia ha chiuso temporaneamente lo spazio aereo, ritardando tre partenze e quattro arrivi, tra cui il volo presidenziale ucraino: l’Airbus A319 di Zelensky ha iniziato la manovra di decollo alle 17:47 e 55 secondi, staccandosi da terra alle 17:58, quando il drone giaceva a terra da quarantatré minuti e a centosessanta chilometri di distanza. Il portavoce del governo moldavo Dumitru Ciorici lo ha confermato senza ambiguità, così come una fonte della presidenza ucraina interpellata dall’AFP, che ha definito «esagerata» l’ipotesi di un pericolo corso dal presidente.
Fin qui i fatti verificabili, ricostruiti nelle ore successive da agenzie e testate internazionali. La sera del 9 settembre, però, il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre ha dichiarato all’emittente pubblica NRK che l’aereo di Zelensky sarebbe stato «quasi colpito da un drone» durante il decollo, senza specificare traiettoria né distanza. È bastata questa singola frase, pronunciata senza alcun riscontro tecnico, per innescare una cascata editoriale che in Italia ha prodotto titoli come «Attentato a Zelensky» su Repubblica, corredati da un profilo del presidente ucraino descritto in «vita blindata», «inseguito da cecchini e 007» fin dalla «prima notte» di guerra.
Il Corriere della Sera ha scritto di un jet «sfiorato dal drone» e «quasi colpito», salvo poi, nello stesso pezzo, ricostruire tempi e distanze fino ad ammettere che nessun attentato era avvenuto. La Stampa ha trovato il modo di sostenere contemporaneamente le due versioni opposte nello stesso articolo. Il Foglio, il 9 settembre, ha scritto che il drone «ha quasi colpito» l’aereo, e il giorno dopo, nonostante le smentite già circolanti, ha rilanciato l’ipotesi che il drone fosse arrivato in Moldavia «per attentare» al viaggio del presidente.
Il Fatto Quotidiano e il Messaggero hanno seguito lo stesso schema. Il Cremlino, per una volta senza bisogno di mentire, ha potuto limitarsi a far notare tramite il portavoce Dmitry Peskov che la minaccia «non è mai esistita», circostanza «riconosciuta dagli stessi ucraini».
Il meccanismo: allarme garantito, rettifica facoltativa
Quello che è successo tra il 9 e l’11 settembre non è un errore isolato di cronaca frettolosa. È l’esibizione plastica di un meccanismo che si ripete con regolarità ogni volta che la narrazione bellica ha bisogno di un’iniezione di adrenalina: una dichiarazione ambigua di un politico occidentale, priva di riscontri tecnici, viene trasformata in prima pagina in un fatto compiuto; la smentita, quando arriva, viene relegata a un paragrafo interno, spesso nello stesso articolo che aveva lanciato l’allarme, con un cambio lessicale che sostituisce «sfiorato» con «minacciato» pur di non scrivere la parola più semplice, cioè «falso». L’11 settembre Repubblica ha rincarato la dose parlando di un «safari umano» in cui il drone avrebbe «cercato di ucciderlo»: un’escalation retorica costruita a smentita già acquisita, quando l’unica cosa accertata era un ritardo di quaranta minuti su un volo civile.
Un copione già visto, e non a caso
Chi ha memoria non troppo corta ricorderà il precedente del settembre 2025, quando un presunto jamming russo contro l’aereo di Ursula von der Leyen, mai dimostrato, fu utilizzato dalla Commissione europea come argomento per invocare più spesa militare e più sostegno a Kiev.
Il modello è identico: un episodio reale, di per sé modesto, viene deformato in un attacco deliberato; l’allarme conquista le prime pagine per quarantotto ore, la smentita evapora senza mai raggiungere lo stesso numero di lettori, e l’opinione pubblica europea viene tenuta in uno stato di allerta permanente, funzionale a rendere più digeribile ogni prossimo pacchetto di riarmo. Non serve immaginare una regia occulta dietro ogni redazione: basta osservare che il sistema mediatico, quando si tratta di Russia, ha ormai smesso di applicare alla fonte lo stesso scetticismo che riserverebbe a qualunque altra dichiarazione non verificata. La domanda, a questo punto, non è più se i giornali abbiano sbagliato, ma fino a che punto sono disposti a spingersi pur di accompagnare la linea politica “ufficiale”.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Fermi ad Hormuz, Trump e la guerra che l’America non riesce più a vincere
- Gaza distrutta, ma l’Europa continua a fare affari con Israele
- Campo largo o campo santo? Il centrosinistra continua a scambiare i sondaggi per un progetto
- Era meglio quando c’erano gli Squallor
E ti consigliamo
- Gli analfoliberali
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













