La guerriglia siriana degli ex baathisti contro i jihadisti: l’inizio di una nuova resistenza?

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Con il collasso del governo siriano, un nuovo capitolo si è aperto nella complessa storia della guerra civile in Siria. Ex ufficiali e soldati dell’esercito siriano (SAA), in particolare appartenenti alla 25ª Divisione delle Forze Tigre, hanno intrapreso una guerriglia contro i gruppi jihadisti e i loro alleati, organizzandosi in una resistenza partigiana.

Guerriglia siriana contro i jihadisti, prime operazioni: attacco a Jableh

Il primo segnale di questa nuova fase di conflitto è arrivato dalla provincia di Latakia, nella città di Jableh, dove le forze speciali ex SAA hanno teso un’imboscata ai militanti di Hayat Tahrir al-Sham (HTS), uno dei principali gruppi jihadisti attivi nella regione. Questa operazione, condotta con precisione e strategia, ha portato all’eliminazione di 17 militanti.

Secondo un ufficiale della 25ª Divisione, addestrata in passato dalle Forze per le Operazioni Speciali Russe (SOF), i “partigiani” siriani sono determinati a combattere i terroristi con nuove tattiche di guerriglia, sfruttando la loro esperienza e il territorio montuoso vicino al confine libanese.

Le tensioni interne al governo siriano hanno contribuito al disfacimento del SAA, con molti soldati e ufficiali che si sono sentiti traditi dagli ordini di ritirata imposti dall’alto comando. Tuttavia, alcune unità, come quelle della 25ª Divisione, hanno continuato a combattere fino alla fine.

Il collasso del regime di Damasco ha portato anche alla fuga di alti ufficiali militari siriani. Umar Kana, vice comandante del 29° reggimento delle Forze aeree arabe siriane, ha confermato che diversi leader militari, tra cui il ministro della Difesa Ali Abbas e altri membri di spicco del Mukhabarat (i servizi segreti siriani), sono stati evacuati a Bengasi poco prima della caduta della capitale.

Le promesse dei “partigiani”

Ex ufficiali della 25ª Divisione hanno dichiarato in un video che, nonostante il tradimento del comando centrale, continueranno a combattere contro le organizzazioni terroristiche come HTS e l’Esercito Nazionale Siriano (SNA). Con circa mille combattenti già attivi e pronti, i “partigiani” stanno creando gruppi di resistenza autonoma per mantenere viva la lotta.

Questa strategia di guerriglia segna una svolta significativa: non si tratta più di un esercito regolare che combatte frontalmente contro le forze jihadiste, ma di piccoli gruppi organizzati che sfruttano il terreno montuoso e tattiche di imboscata per colpire il nemico.

La nascita di questa guerriglia avrà probabilmente ripercussioni significative in Siria e nelle aree circostanti. La lotta contro i jihadisti non è solo una questione di sicurezza locale, ma un fattore chiave nella stabilità del Medio Oriente.

Inoltre, l’intervento di attori esterni, come la Russia, che ha addestrato la 25ª Divisione, potrebbe influenzare l’andamento del conflitto.

Resta da vedere quanto questa guerriglia potrà influenzare l’equilibrio di potere nel paese e se avrà il supporto necessario per contrastare efficacemente i gruppi jihadisti spalleggiati da Turchia, Qatar e dalla presenza israeliana.

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