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Kim premia i caduti: Corea del Nord al fronte con la Russia

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A Pyongyang Kim Jong-un ha premiato i soldati tornati dal fronte di Kursk e onorato 101 caduti. La cerimonia conferma l’alleanza militare reale tra Corea del Nord e Russia, la consapevolezza della popolazione e l’esperienza diretta nordcoreana in guerra ad alta intensità.

Kim e la Corea del Nord al fronte con la Russia

Francesco Dall’Aglio*

A Pyongyang c’è stata la prima (così è stato riferito) delle cerimonie di premiazione per i militari nordcoreani impegnati al fianco delle truppe russe nella regione di Kursk. Kim Jong-un ha consegnato medaglie ai veterani e ha decorato i ritratti di 101 caduti, intrattenendosi con le loro famiglie. La cerimonia ci dice sostanzialmente tre cose.

La prima, che quella tra Russia e Corea del Nord è un’alleanza militare vera e propria, ben diversa da quella tra Ucraina e NATO e dalle varie ‟partnership strategiche” mono o multipolari. La saldatura tra area euro-atlantica ed area pacifica, che gli USA stanno lentamente imponendo ai loro alleati, è stata già anticipata e bisognerà tenerne conto.

La seconda cosa è che la popolazione nordcoreana non è, come si dice spesso, tenuta all’oscuro dei fatti. I fatti verranno ovviamente presentati, come ovunque, in maniera conveniente a chi li presenta, ma sono noti. Sanno che c’è una guerra, sanno da che parte stanno, e nessun soldato nordcoreano si troverà al fronte pensando di trovarsi al poligono per delle esercitazioni, e senza saper che fare.

Infine c’è la terza, che è la più importante. Ci sono unità dell’esercito nordcoreano che hanno appena avuto esperienza diretta di un conflitto ad alta intensità, ovvero, secondo la definizione da manuale, un conflitto su larga scala, ad alta tecnologia e altamente distruttivo tra forze militari convenzionali caratterizzato da perdite significative, impiego e distruzione di armamenti avanzati, cattura o perdita di obiettivi di importanza strategica e con impatto significativo sulla società e l’economia dei paesi coinvolti.

Al momento sulla terra ci sono solo tre eserciti che hanno questa esperienza, quello ucraino, quello russo e, appunto, quello nordcoreano. Nessuno dei ‟nostri” si avvicina anche solo lontanamente a situazioni del genere, essendo i nostri eserciti congegnati o per operazioni di contro-insurrezione (sparare da 4 chilometri ai pastori nelle montagne afghane) o per bombardamenti strategici a rischio zero.

Lo stesso discorso vale anche per l’esercito israeliano, perché quello in Palestina non è un conflitto ad alta intensità e Israele non sta realmente combattendo una guerra contro l’Iran, e per gli eserciti indiano e pakistano, che si scontrano, quando lo fanno, impiegando un numero molto basso di mezzi anche se ad alta tecnologia.

Nessuno dei ‟nostri”, insomma, si è trovato a dovere appendere 104 foto al muro in una volta sola (e ne seguiranno altre, a quanto si è capito). Non credo sarebbero disposti a farlo, ma se potessero dare gli ordini e lasciare che le foto le appenda il governo successivo, in fondo perché no.

* Francesco Dall’Aglio è su War Room

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