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Israele ha ucciso a Sana’a il primo ministro Houthi Ahmed al-Rahawi in un raid mirato. L’attacco segue quello di ieri contro dieci leader, incluso il ministro della Difesa. Katz: “Chiunque alzi una mano contro Israele la perderà”.
Israele colpisce a Sana’a: ucciso il primo ministro degli Houthi
Il conflitto nello Yemen, già segnato da anni di guerra civile e dall’intervento delle potenze regionali, si arricchisce di un nuovo capitolo drammatico. Ahmed al-Rahawi, primo ministro del governo degli Houthi, è stato ucciso in un raid israeliano sulla capitale Sana’a. La notizia, diffusa dal canale yemenita Al-Jumhuriya e confermata anche dal quotidiano Aden Al-Ghad, riporta che insieme a lui sarebbero morti anche alcuni suoi collaboratori.
La vicenda arriva a poche ore di distanza da un’altra operazione militare di grande portata, condotta sempre da Israele, in cui sarebbero stati colpiti dieci alti esponenti Houthi, incluso il ministro della Difesa. Quest’ultimo raid sarebbe stato distinto e mirato, a conferma di una strategia israeliana volta a decapitare la leadership politica e militare del movimento yemenita.
Secondo le Idf (Forze di Difesa Israeliane), l’operazione ha avuto come obiettivo un “sito militare” degli Houthi, ma fonti locali parlano chiaramente di attacchi contro i vertici del gruppo. I media qatarioti di Al Araby sottolineano infatti come Israele stia concentrando i suoi colpi proprio sulle figure chiave del comando ribelle.
Un’escalation nel conflitto regionale
Gli Houthi, movimento sciita zaydita, sono da anni protagonisti della guerra civile yemenita. Con il sostegno dell’Iran hanno preso il controllo della capitale Sana’a nel 2014, costringendo il governo riconosciuto internazionalmente a rifugiarsi ad Aden e ormai governano l’intero paese.
La guerra nello Yemen è diventata presto terreno di scontro tra le grandi potenze regionali: da una parte Teheran con i ribelli, dall’altra l’Arabia Saudita con la coalizione a sostegno del governo.
Negli ultimi mesi, però, lo scenario si è ulteriormente complicato con l’ingresso diretto di Israele. Gli Houthi, infatti, hanno intensificato gli attacchi contro le rotte commerciali del Mar Rosso e del Golfo di Aden, colpendo navi legate a interessi israeliani o occidentali. Queste azioni hanno messo sotto pressione non solo lo Stato ebraico, ma anche il traffico internazionale di merci ed energia, trasformando il conflitto yemenita in una minaccia globale.
La risposta di Israele e il messaggio politico
L’eliminazione di Ahmed al-Rahawi rappresenta dunque un chiaro segnale politico e militare da parte di Israele. Subito dopo l’attacco, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato: “Chiunque alzi una mano contro Israele la perderà”.
L’attacco potrebbe inoltre avere conseguenze rilevanti sulla stabilità dello Yemen, mentre Teheran potrebbe decidere di intensificare il proprio sostegno ai ribelli in risposta agli attacchi israeliani.
In questo scenario, la popolazione civile yemenita continua a pagare il prezzo più alto: tra raid, blocchi economici e carenza di aiuti umanitari, la crisi umanitaria rimane tra le peggiori al mondo.

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