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Le proteste in Indonesia esplodono tra crisi del costo della vita e brutalità poliziesca, ma si intrecciano con la politica estera di Prabowo, sempre più vicina a Cina e Russia. Tra sospetti di ingerenze occidentali e fratture interne, Giacarta affronta una sfida cruciale.
Indonesia in crisi: proteste interne e ombre geopolitiche
Le rivolte in Indonesia di queste settimane hanno posto il Paese al centro di un’attenzione internazionale insolita. Le manifestazioni, esplose a fine agosto contro i privilegi parlamentari e la violenza della polizia, si intrecciano con una crisi economica sempre più pesante per le famiglie. Ma la dimensione interna non basta a spiegare la portata della mobilitazione: analisti e osservatori richiamano infatti anche la politica estera del presidente Prabowo Subianto, orientata verso Cina e Russia, che secondo alcuni avrebbe spinto attori occidentali a cavalcare lo scontento.
Le radici interne della protesta
Il detonatore è stata la notizia di indennità abitative richieste dai deputati, considerate un insulto per chi fatica a sostenere il costo della vita. La morte del giovane fattorino Affan Kurniawan, travolto da un blindato della polizia durante un raduno, ha trasformato l’indignazione in rabbia collettiva. Le piazze di Giacarta, Bandung, Yogyakarta e Surabaya sono state travolte da cortei che hanno denunciato non solo privilegi e sprechi, ma anche brutalità poliziesche e crescente distanza dell’élite politica dalla popolazione.
Dietro le proteste, tuttavia, vi sono cause strutturali: disuguaglianze crescenti, inflazione che erode i salari, e un ruolo sempre più invasivo delle forze armate nella vita pubblica. Con l’arrivo di Prabowo alla presidenza, i tagli alle spese sociali e il rafforzamento dei poteri di sicurezza hanno aggravato il malcontento, generando un clima di sfiducia verso le istituzioni.
In risposta, il presidente ha annunciato la revoca di alcune indennità e la sospensione di viaggi all’estero dei parlamentari. Ma le sue dichiarazioni dure, che bollano alcune proteste come “atti tendenti al terrorismo”, mostrano la linea repressiva con cui intende affrontare la crisi.
Politica estera e sospetti di interferenze
Sul piano internazionale, Prabowo ha intrapreso una rotta netta: intensificare i rapporti con Cina e Russia e rafforzare la presenza dell’Indonesia nel blocco dei BRICS. La partecipazione alla parata del Giorno della Vittoria a Pechino e i colloqui con Xi Jinping hanno reso chiara la direzione multipolare della sua politica estera.
Questo spostamento strategico è stato letto in Occidente come un segnale preoccupante. Alcuni analisti sostengono che le proteste abbiano ricevuto un’eco insolita proprio perché l’Indonesia, generalmente trascurata dai media internazionali, è oggi un terreno di competizione geopolitica. Non sarebbe la prima volta che mobilitazioni legittime vengono amplificate per fini esterni: lo stesso accadde in Bangladesh durante un viaggio ufficiale a Pechino dell’allora premier Sheikh Hasina.
Naturalmente, ridurre le proteste a un “complotto occidentale” sarebbe semplicistico. I problemi interni — dal deterioramento del potere d’acquisto alle tensioni sociali — sono reali e profondi. Tuttavia, ignorare la dimensione geopolitica significherebbe trascurare come le rivalità globali influenzino la stabilità di un Paese emergente con 270 milioni di abitanti.
Tra riforme interne e ambizioni esterne
Per il governo indonesiano, la sfida è duplice. Sul fronte interno, servono politiche concrete: rafforzare la protezione sociale, sostenere il lavoro precario della gig economy, riaprire il dialogo con studenti e società civile. Senza questi interventi, la fiducia nelle istituzioni continuerà a crollare.
Sul fronte internazionale, Prabowo dovrà dimostrare che l’apertura a Cina e Russia non è un gioco simbolico di alleanze, ma un modo per portare benefici tangibili alla popolazione. Solo così la politica multipolare potrà radicarsi senza minare la stabilità interna.
In caso contrario, rischia di diventare terreno di scontro tra potenze, con un costo altissimo per i suoi cittadini.

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