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Taiwan si trova sotto crescente pressione diplomatica in Sudafrica. Il governo sudafricano avrebbe recentemente chiesto a Taipei di chiudere il proprio ufficio di rappresentanza dalla capitale Pretoria e di trasferirlo a Johannesburg entro la fine del mese, secondo quanto riportato dai media locali e confermato da fonti del ministero degli Esteri di Taiwan.
Questo cambiamento, apparentemente motivato dalle pressioni della Cina, rappresenta un ulteriore passo verso il ridimensionamento dello status diplomatico dell’isola ‘ribelle’ in Africa.
Sudafrica e Taiwan
Taiwan, che non è riconosciuta come uno stato indipendente dal Sudafrica dal 1998, mantiene un “ufficio di collegamento” a Pretoria, che funge da punto di riferimento per i rapporti commerciali e consolari tra i due paesi.
Questo ufficio non ha lo status ufficiale di ambasciata, in linea con la politica della “Unica Cina” riconosciuta dalla maggior parte dei paesi, compreso il Sudafrica. Da quando Pretoria ha formalmente stabilito relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese, ha seguito la linea internazionale che vede Taiwan come parte integrante della Cina.
Tuttavia, come molti altri stati, il Sudafrica ha continuato a intrattenere rapporti economici e culturali con l’isola, permettendo l’esistenza di questo ufficio di rappresentanza.
La richiesta di spostare l’ufficio fuori dalla capitale amministrativa verso Johannesburg, una città economicamente importante ma non equivalente in termini di prestigio politico, rappresenta un tentativo di diminuire ulteriormente la visibilità e l’influenza di Taiwan sul suolo sudafricano.
Pressioni cinesi e il ruolo dei BRICS
La mossa del Sudafrica non appare casuale. Secondo fonti diplomatiche, la decisione sarebbe il risultato diretto delle pressioni cinesi, intensificatesi durante il summit dei BRICS tenutosi lo scorso dicembre in Sudafrica, cui ha partecipato anche il presidente cinese Xi Jinping.
La Cina, che considera Taiwan una provincia ribelle, ha utilizzato la sua influenza sui paesi membri dei BRICS, un gruppo di economie emergenti di cui fanno parte Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, per spingere i governi a ridurre ulteriormente i legami con Taipei.
Questa strategia è in linea con la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite, che riconosce la Repubblica Popolare Cinese come unico rappresentante legittimo della Cina in sede ONU. Da anni Pechino fa leva su questo provvedimento per esercitare pressioni diplomatiche sui paesi che mantengono rapporti ufficiosi con Taiwan.
Reazioni da Taiwan
Il governo di Taiwan ha espresso forte disappunto per la richiesta del Sudafrica. Fonti diplomatiche taiwanesi hanno ventilato la possibilità di misure di ritorsione.
In particolare, Taipei ha minacciato di spostare a sua volta l’ufficio sudafricano fuori dalla propria capitale, e potrebbe anche sospendere il programma di scambi culturali che permette a circa 5.000 insegnanti di inglese sudafricani di lavorare a Taiwan.
Un precedente simile si è verificato nel 2017, quando la Nigeria ha trasferito gli uffici di rappresentanza di Taiwan da Abuja, la capitale, a Lagos, su richiesta della Cina. Anche in quel caso, Taiwan ha reagito penalizzando la rappresentanza nigeriana.
La decisione del Sudafrica potrebbe avere ripercussioni significative anche sul piano economico. La Democratic Alliance (DA), il principale partito di opposizione sudafricano, ha già espresso preoccupazione per il possibile impatto commerciale di un deterioramento delle relazioni con Taiwan.
Attualmente, il Sudafrica esporta a Taiwan beni per un valore di circa 900 milioni di dollari all’anno, tra cui carbone, grano e automobili. La DA, nella voce della sua responsabile per gli affari esteri Emma Powell, ha criticato il governo per non aver fornito giustificazioni adeguate per la decisione, sottolineando l’importanza di mantenere relazioni commerciali con Taipei.
Powell ha inoltre evidenziato che, con l’African National Congress (ANC) che non ha più una maggioranza assoluta in Parlamento, il partito al governo non dovrebbe essere libero di prendere decisioni di politica estera unilaterali senza consultare le altre forze politiche, soprattutto su questioni complesse come quelle che riguardano Taiwan e la Cina.
La vicenda, dunque, non riguarda solo la geopolitica ma anche il futuro delle relazioni economiche e culturali tra il Sudafrica e il mondo esterno, e più in generale tra l’Africa e un’isola che, pur non riconosciuta ufficialmente, continua a svolgere un ruolo importante nello scacchiere internazionale.

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