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Il doppio schiaffo all’Europa (e alla Germania): chip tagliati e diplomazia negata

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L’Olanda nazionalizza Nexperia (controllata cinese), scatenando la reazione di Pechino che sospende le esportazioni di chip verso l’Europa. Contemporaneamente la Cina rifiuta incontri al ministro tedesco: la Germania subisce un duplice colpo, economico e diplomatico.

Il doppio schiaffo all’Europa (e alla Germania)

Il governo olandese ha scatenato una reazione a catena che rischia di destabilizzare l’industria tedesca e, per estensione, l’equilibrio strategico dell’Europa.

Il primo “schiaffo” è arrivato con la nazionalizzazione operata dai Paesi Bassi nei confronti di Nexperia BV, azienda produttrice di semiconduttori controllata dal gruppo cinese Wingtech Technology.

Il secondo, più sottile ma non meno gravido di effetti, consiste nel brusco rifiuto della Cina di concedere incontri ufficiali al ministro degli Esteri tedesco Wadephul, congelando la mediazione su dossier chiave come Taiwan e Ucraina.

Il sequestro di Nexperia e le ripercussioni industriali

Il 12 ottobre 2025 l’Olanda ha invocato, per la prima volta nella sua storia moderna, la legge sulla disponibilità dei beni (Goods Availability Act) per assumere il controllo de facto di Nexperia, motivando l’intervento con gravi “deficienze amministrative” che mettevano a rischio la continuità delle funzioni strategiche nel settore tecnologico.

La mossa è arrivata in un contesto già teso: Nexperia, originariamente derivata da una spinoff della divisione semiconduttori di Philips, era passata sotto il controllo di Wingtech nel 2018, acquisizione cui si attribuisce un legame diretto tra tecnologia strategica cinese e catene globali del valore.

In risposta, Pechino ha imposto un blocco totale alle esportazioni di chip prodotti da Nexperia — una rappresaglia tecnica ma evidente — interrompendo una componente cruciale nella filiera europea dell’automotive.

Già oggi, la Volkswagen ha annunciato sospensioni temporanee delle linee per modelli come Golf e Tiguan, sebbene l’azienda affermi che le interruzioni fossero già pianificate e non direttamente collegate al conflitto con Nexperia. Il Guardian+4Reuters+4Reuters+4

Tuttavia, molti osservatori industriali denunciano che sostituire soluzioni chipcats alternative è un processo lungo e oneroso: nel settore automobilistico, certificare nuovi fornitori richiede tempi, risorse e compatibilità rigorosa.

Il rifiuto cinese: mediazione negata e indebolimento diplomatico

Qualche giorno dopo, Pechino ha rifiutato di ricevere il ministro tedesco Johann Wadephul, che aveva programmato una visita ufficiale per affrontare questioni cruciali: il sostegno tedesco a Taiwan, la pressione sull’Ucraina e le tensioni commerciali sui semiconduttori.

La Cina ha, di fatto, confermato soltanto un incontro preliminare con il suo omologo Wang Yi, negando l’accesso ad altre figure di rilievo della burocrazia cinese: un gesto chiaro di disprezzo per le ambizioni diplomatiche tedesche.

In precedenza, le relazioni diplomatiche tra Berlino e Pechino si erano mantenute in bilico attorno a questioni delicate quali la sicurezza nel Mar Cinese Meridionale e il destino di Taiwan. Ma questa volta, il rifiuto pubblico introduce una rottura di protocollo e segna l’atto simbolico di una potenza asiatica che non riconosce la Germania come interlocutore paritario.

Doppia sconfitta: temi strutturali e derive ideologiche

La Germania, spesso percepita come la locomotiva economica d’Europa, si ritrova ora travolta da un doppio attacco: quello tecnico-industriale, che mina la produttività del suo settore automotive, e quello diplomatico, che riduce la sua capacità di interlocuzione geopolitica.

Il vero nodo, tuttavia, risiede nel contrasto interno che caratterizza l’identità tedesca: da una parte l’adesione alle politiche atlantiste e alla disciplina dell’austerità; dall’altra, la fragilità strategica di fronte a potenze tecnologiche come la Cina. L’illusione di un’egemonia tecnologica europea, un tempo alimentata da politiche nazionaliste e retoriche dell’eccellenza, vacilla ora sotto il peso dell’interdipendenza globale.

Quando in futuro si scriverà la storia del declino europeo, il capitolo dedicato alla Germania dovrà registrare come fu incapace di reagire al doppio schiaffo: né ha saputo difendere la propria industria, né intrattenere relazioni bilaterali credibili.

Nel bilancio finale, l’Europa non pagherà solo le conseguenze di queste scelte tedesche: pagherà, soprattutto, il prezzo di aver posto in prima linea il Paese che non ha saputo affrontare i tempi del mondo.

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