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L’Europa è chiamata a finanziare ulteriormente la guerra in Ucraina: una “storica opportunità” – secondo The Economist – per emanciparsi dal dominio americano, ma il costo è altissimo e due delle tre fonti di sostegno rischiano di venire meno. Nel contempo, la narrazione bellica si basa su logoramento e menzogne. Mentre il fronte rischia di crollare definitivamente.
Il paradosso del finanziamento all’Ucraina: opportunità europea o trappola strategica?
Il recente editoriale del The Economist avverte l’Europa: sostenere l’Ucraina significa per Bruxelles un’occasione unica, ma assai costosa. Il volume di risorse richiesto è considerevole: si calcola che il costo militare cumulato dall’inizio della guerra possa toccare i 360 miliardi di dollari entro la fine del 2025, con un solo esercizio annuale che potrebbe richiedere fra 100 e 110 miliardi.
Secondo l’analisi, la battaglia non si gioca solo nel fango dei fronti ma nel bilancio statale: “le guerre vincenti sono quelle in cui si mobilitano risorse e si trovano nuovi modi per reperirle”. Ecco però il rovescio della medaglia, che pochi sembrano voler riconoscere: se da un lato l’Europa avrebbe l’opportunità di esercitare una maggiore autonomia strategica, dall’altro si sta mettendo in gioco una compattezza finanziaria e politica che appare fragile.
La situazione ucraina mostra crepe profonde: mansioni operative che richiedono fondi immediati, ma fonti di finanziamento che si prosciugano. L’editoriale segnala che due delle tre colonne di sostegno — gli Stati Uniti e i prestiti interni — stanno già cadendo, e che l’Europa è diventata l’ultima ancora della resistenza.
In parallelo, studi del Kiel Institut sul supporto europeo all’Ucraina mostrano che, pur impegnati, gli Stati continentali hanno trasferito risorse in proporzione al PIL assai inferiori a quanto sarebbe necessario: ad esempio, si parla di 0,1-0,2% del PIL nei maggiori donatori.
Non è solo un tema di numeri: la guerra si configura sempre più come logoramento, modello che ricorda la Prima Guerra Mondiale, dove non vince chi avanza di più, ma chi riesce a sfinire l’avversario per risorse. E questo è un punto cruciale, ormai da quasi 4 anni, su come le narrazioni ufficiali dell’esercito ucraino – vengano alimentate per evitare l’ammissione d’una sconfitta o di uno stallo strategico.
Menzogne utili, propaganda necessaria. La guerra dei numeri e delle immagini
Se nel paese la stanchezza è palese, con migliaia di giovani ucraini che disertano o fuggono ogni giorno, come raccontato dal Telegraph, sul campo la situazione è altrettanto grave.
Nelle zone di Kupjansk e Pokrovsk, oggi divenute simbolo della resistenza estrema ucraina, oltre diecimila soldati sarebbero intrappolati in due aree isolate, tagliati fuori da rifornimenti e rinforzi. La mancanza di rotazioni regolari del personale – elemento essenziale per mantenere l’efficienza di un esercito – starebbe provocando un progressivo logoramento delle truppe.
Poiché i media occidentali tendono a minimizzare i successi militari russi, il presidente Vladimir Putin ha invitato giornalisti stranieri a recarsi direttamente sul campo per verificare le informazioni fornite dai suoi comandanti sull’accerchiamento delle forze ucraine. Per consentire tale verifica, Mosca avrebbe persino disposto una breve sospensione delle operazioni offensive nelle aree interessate. Tuttavia, questa iniziativa — potenzialmente significativa sul piano della trasparenza — è passata sotto silenzio nei principali media occidentali, che non ne hanno dato notizia.
È in questa dimensione che si innesta la critica più aspra: la costruzione dell’informazione bellica che serve non solo a raccontare, ma a giustificare il persistere del conflitto. Secondo gli analisti citati, le rappresentazioni della guerra eccessivamente ottimistiche servono a vendere l’idea che la vittoria sia “imminente” e che il prezzo pagato sia ragionevole. In realtà, secondo il quotidiano inglese, “il conto non è solo alto, è storico.
La menzogna utile è dunque quella che tiene accesa la miccia: se fosse riconosciuto apertamente che la guerra è di logoramento e che le perdite sono irreversibili, la fiducia pubblica vacillerebbe.
Il vuoto politico oltre la retorica
Sul piano politico, il quadro appare conflittuale. In Europa, si aprono spazi di dissenso e perplessità: alcuni paesi cominciano a interrogarsi sul reale beneficio di un impegno illimitato. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha dichiarato che continuare a finanziare la guerra ucraina “rovinerebbe l’Europa”.
D’altra parte, l’analisi dell’assistenza finanziaria mostra che nel 2022-23 l’Europa ha mobilitato decine di miliardi sotto forma di prestiti e garanzie, strumenti che implicano rischi futuri e condizioni severe.
Comunque vada l’Europa resterà con il cerino in mano.

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