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La Francia non solo persegue chi denuncia il genocidio, ma concede l’immunità a chi tortura, è il caso del soldato Yoel Ohnona.
La Francia concede anche l’immunità a chi tortura?*
Dopo l’arresto dell’infermiera che aveva lavorato a Gaza, la Francia conferma il suo imbarbarimento genocidario, stavolta a proposito di un soldato franco-israeliano torturatore confesso di alcuni prigionieri palestinesi.
A marzo Yoel Ohnona (nella foto), con indosso la divisa dell’esercito israeliano, era stato ripreso in un agghiacciante video a Gaza in cui alcuni palestinesi bendati e ammanettati venivano fatti scendere da un camion.
Indicando uno dei prigionieri Ohnona, in preda ad un esaltazione euforica, gridava entusiasta: ”Guarda la sua schiena, guarda come l’abbiamo tortur*to!”, “Guarda, si è pisc..to addosso!”, “Non ridi più come ridevi il sette ottobre, figlio di p..tana?”.
Younis Tirawi, giornalista palestinese che da mesi scandaglia i social dei soldati israeliani scoprendo centinaia e centinaia di post apertamente genocidari, scopre che il video era stato condiviso su Instagram da Samuel Ohnona, anch’esso soldato franco-israeliano e parente di Yoel.
Interpellato da Tirawi, Samuel rivendica con fierezza la pubblicazione del video: “Sono molto felice che il video sia uscito, così tutto il mondo ora sa che quando catturiamo i terroristi li torturiamo”. Quando Tirawi gli fa notare che la Francia potrebbe processarlo per questo, Samuel risponde spavaldo:”Che vengano! Sono a Lione, venite! Venite! Chi è che mi processerà? Vi aspetto!”
Incredibilmente, Samuel aveva ragione. Il movimento 30 marzo ha inviato una denuncia riguardante Yoel all’ufficio del pubblico ministero antiterrorismo francese, e ieri l’ufficio ha incredibilmente risposto che “non esistono prove sufficienti per procedere ad un’indagine”.
In pratica, secondo lo Stato francese, dichiararsi torturatori non basta non dico per una condanna, ma neanche per aprire un’inchiesta. Forse per convincere la giustizia francese a indagare dei soldati franco-israeliani bisogna mostrare dei video in cui uccidono neonati a fucilate?
Questa allucinante decisione è l’ennesima dimostrazione della profondissima corruzione delle democrazie occidentali, corruzione che era ovviamente già presente ma che Gaza ha portato alla luce del sole.
Ora, una volta di più, non ci sono scuse per nessuno: chi ancora si ostina a parlare di superiorità occidentale (come fa l’inqualificabile Rampini nel suo ultimo ridicolo panegirico sull’Occidente generoso e disinteressato portatore di civiltà, leggere per credere), si autocertifica come un razzista suprematista da espellere dal consesso civile.

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