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La Francia affronta una crisi politica e sociale: Fitch declassa il rating, Macron nomina Lecornu premier ma il debito cresce e le piazze esplodono. Tra austerità, patrimoniale e trattative con i socialisti, il Paese rischia una frattura sistemica senza precedenti.
Francia: il governo tra crisi politica e sfida sociale
La Francia vive una fase di forti tensioni politiche ed economiche. Il declassamento del rating da parte di Fitch, che ha portato i conti pubblici da AA- ad A+, ha rappresentato il colpo di grazia per un equilibrio già fragile. L’incarico affidato da Emmanuel Macron a Sébastien Lecornu, ex ministro della Difesa, segna l’ennesimo tentativo del Presidente di guadagnare tempo e scaricare responsabilità, ma la frattura tra istituzioni e piazza sembra ormai irreversibile.
I cittadini francesi vivono un crescente scollamento dal potere politico, percepito come distante e incapace di rispondere ai bisogni primari della popolazione. Lo spettro della protesta sociale, sempre più organizzata e rabbiosa, incombe sul nuovo esecutivo.
Lecornu tra austerità e instabilità
Lecornu eredita una situazione economica complessa. Il debito pubblico francese ha raggiunto il 114% del PIL e continua a crescere troppo velocemente. Secondo i calcoli dell’Istituto Bruegel, sarebbe necessario un avanzo primario dell’1,2% del PIL per stabilizzare il rapporto debito/PIL, ma nel 2024 la Francia ha registrato un -4%.
Come riportato dall’Economist, servirebbero tagli alla spesa e aumenti delle tasse pari al 5% del PIL: un’operazione ad alto rischio politico che potrebbe destabilizzare qualsiasi governo. L’economia francese, già in stagnazione, rischia ulteriori rallentamenti: il peso del debito aumenta i costi di indebitamento per imprese e famiglie, frenando consumi e investimenti.
In questo contesto, Lecornu non dispone di alcuna “bacchetta magica”. Dovrà costruire una maggioranza parlamentare disposta a votare un bilancio di austerità, senza disporre della forza politica necessaria e con un Paese pronto a scendere in piazza.
Proteste, alleanze e un possibile “patto del diavolo”
La caduta del governo Bayrou ha segnato l’apice di una crisi che non appare solo politica, ma sistemica. Le piazze francesi hanno già dato un primo segnale con le manifestazioni dei cosiddetti «blocco-tutto», sostenute dalla sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. La giornata di paralisi nazionale annunciata per il 18 settembre, guidata dalla CGT, potrebbe amplificare la pressione sul nuovo esecutivo.
Macron, stretto tra le difficoltà economiche e il rischio di una sollevazione popolare, tenta di negoziare con i socialisti. In cambio del loro appoggio, si discute di una versione riveduta della patrimoniale, proposta storicamente osteggiata dal Presidente. Lecornu, definito uno “sherpa” capace di trattare su più fronti, ha già aperto canali con Oliver Faure, segretario del PS.
La destra di Marine Le Pen e Jordan Bardella, invece, resta rigidamente ostile a Macron. Nessun sostegno è previsto da parte del Rassemblement National, che punta a capitalizzare la crisi in vista delle presidenziali.

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