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Cremaschi: “Tony Blair maestro criminale. Dovrebbe stare in carcere”

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Tony Blair, criminale di guerra ed emblema del riformismo neoliberale, è convocato da Trump per discutere gli affari a Gaza dopo il genocidio palestinese. Dal lavoro distrutto alle guerre infinite, il suo lascito è l’epoca dell’infamia dei cosiddetti ‘liberal’ occidentali.

Tony Blair maestro criminale

Giorgio Cremaschi*

Il liberalnazista Tony Blair è stato chiamato alla corte di Trump per discutere degli affari da realizzare a Gaza dopo che Israele avrà completato lo stermino dei palestinesi.

La cosa non stupisce, Tony Blair è un criminale di guerra, colpevole di delitti contro l’umanità e responsabile assieme a Clinton e Bush junior di guerre devastanti, dall’Europa al Medio Oriente, all’Afghanistan, con una marea incalcolabile di vittime civili.

Tony Blair è la dimostrazione vivente che la giustizia ed il diritto internazionale non funzionano, altrimenti oggi non sarebbe alla Casa Bianca, ma in un carcere.

Il serial killer a piede libero Blair è stato per anni la guida della “sinistra” che aveva interamente e fanaticamente sposato il cosiddetto moderno riformismo, cioè una ideologia liberista, guerrafondaia e reazionaria, a servizio del peggiore capitalismo.

Il “riformismo, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, non ha realizzato riforme, ma controriforme.

Quel riformismo ha combattuto e in molti casi distrutto i diritti del lavoro, i diritti sociali e l’eguaglianza conquistati nei decenni precedenti. Il riformismo è stato l’ideologia e la propaganda della controrivoluzione neoliberale, così rimpianta da Draghi nel suo ultimo intervento.

Il riformismo ha voluto dire mettere lo Stato alle dipendenze della competitività delle imprese private, distruggere il sistema ed i servizi pubblici per creare nuove occasioni d’affari per i ricchi.

Il riformismo ha imposto la dittatura del mercato e , al di sopra dello stesso mercato, il potere di oligarchi straricchi.

E alla fine il riformismo ha proclamato la guerra dei valori occidentali contro il testo del mondo. Noi siamo il giardino, fuori c’è la giungla, ha proclamato pochi anni fa l’allora ministro degli esteri della UE Borrell, socialista riformista.

Maestro di questa scuola politica è stato per decenni Tony Blair, prima come politico e capo di governo britannico, poi come amministratore di ricchissime fondazioni finanziate dalle grandi multinazionali, che hanno istruito e aiutato tanti leader politici.

I discepoli di questa scuola sono stati e sono molti in Europa, dal Primo Ministro britannico Starmer al Presidente francese Macron a tanti capi di governo del Nord e dell’Est dell’Europa. In Italia il più conosciuto seguace di Blair è Matteo Renzi, che deve molto al britannico per la sua improvvisa e velocissima ascesa.

Ora quel riformismo traballa come centro di potere e progressivamente viene soppiantato dalla destra estrema, che meglio interpreta e porta a coerenza mostruosa quella stessa politica. Non a caso sia Meloni, che Trump, che tanti leader di destra e neofascisti occidentali si definiscono ufficialmente “ riformisti”.

Anche Netanyahu proclama il suo riformismo, giustificando il genocidio in Palestina come scelta pragmatica per eliminare Hamas.
Non stupisce dunque che Trump chiami Blair per amministrare assieme l’orrore.

Questo orrore e i suoi artefici sono solo i prodotti finali del riformismo di Tony Blair, protagonista di una stagione della sinistra occidentale che sarà ricordata nella storia come l’epoca della infamia.

Da un post di Giorgio Cremaschi

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