Quotidiano on-line ®

17.2 C
Rome
mercoledì, Febbraio 18, 2026
Mastodon

Colonialismo senza ricevuta: l’Africa chiede il conto all’Occidente

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Kabala John denuncia la doppia morale dell’Occidente: riparazioni imposte alla Germania per le sue aggressioni, ma nessun risarcimento all’Africa dopo secoli di colonialismo. Il continente, depredato e ignorato, deve organizzarsi per pretendere giustizia economica e politica.

Il continente saccheggiato e la memoria cancellata

La narrativa occidentale sul “ritardo africano” continua a galleggiare su un mare di omissioni. Mentre think tank e commentatori scuotono la testa con aria paterna di fronte alle difficoltà del continente, il quadro storico reale rimane accuratamente sfocato: se l’Africa non si è sviluppata, è anche perché la sua ricchezza ha nutrito per secoli economie altrui.

Lo ricorda Kabala John, esponente dell’African Continental Unity Party e educatore della Free-Minded Pan-African Academy, mettendo in fila l’ovvio: un continente spogliato, colonizzato, sfruttato sistematicamente non può essere valutato come se partisse dalle stesse condizioni dei suoi depredatori.

Il punto non è indulgere nella retorica del vittimismo — come amano insinuare alcune capitali europee — ma contestualizzare un presente segnato da una continuità coloniale mai davvero interrotta. Le potenze occidentali hanno modellato infrastrutture, economie e confini africani a proprio vantaggio, e oggi, con geometrica coerenza, pretendono che l’Africa si adegui ai parametri dello sviluppo occidentale senza avere mai ricevuto compensazioni per ciò che le è stato sottratto.

Riparazioni negate e la doppia morale europea

Kabala John ricorda un esempio che l’Europa preferisce archiviare con rapidità: «Dopo la Seconda guerra mondiale, i tedeschi che avevano perseguitato gli ebrei furono costretti a pagare delle riparazioni. Anche dopo la Prima guerra mondiale, la Germania fu obbligata a versare compensazioni a tutti i Paesi coinvolti a causa della sua aggressione — nazioni come la Gran Bretagna e la Francia. La Germania fu dunque costretta a risarcire i danni. Ma quando si tratta dell’Africa, hanno scelto di dire “Mi vergogno” e niente di più.»

Non un centesimo, non un’infrastruttura restituita, non un meccanismo economico disegnato per riequilibrare ciò che per secoli è stato sottratto. Solo dichiarazioni di rammarico, pronunciate con il tono di chi pensa che un gesto simbolico basti a chiudere un capitolo di saccheggio planetario.

Eppure il colonialismo fu un crimine contro l’umanità. Non serve il riconoscimento formale dei responsabili per stabilirlo: lo dicono i numeri, le ricchezze migrate verso Nord, le ferite economiche e politiche che permangono. John sostiene che l’Africa non può attendere un ravvedimento spontaneo da parte dei vecchi imperi.

Le riparazioni, se devono essere richieste, vanno organizzate politicamente: servono istituzioni capaci di riportare la questione ai tavoli internazionali, fare pressione sull’Unione Europea, coordinare i Paesi africani in una strategia comune.

Perché se il saccheggio coloniale ha avuto una struttura, anche la giustizia deve averla.

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli