CCNL Funzioni Locali: l’aumento beffa che sancisce la vittoria della miseria salariale

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Sottoscritto il nuovo CCNL Funzioni Locali 2022–2024: l’aumento medio del 5,78%, a fronte di un’inflazione che supera il 17%, si traduce in una perdita effettiva di potere d’acquisto per i lavoratori. Le nuove disposizioni su orari, progressioni e welfare aziendale, unite al ridimensionamento del ruolo delle RSU, consacrano la vittoria della precarietà e della miseria salariale.

Hanno firmato il contratto: trionfa la miseria salariale negli Enti locali

Federico Giusti*

L’ARAN, in data 3 novembre, ha firmato, con CISL, UIL e CSA, l’Ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il personale del Comparto Funzioni Locali relativo al triennio 2022-2024. L’ Aumento arriva a malapena al 6% ma inflazione nel triennio è stata pari al 17%, si perdono quindi ben 11 punti ossia centinaia di euro.

Rispetto alle proposte iniziali, il Governo aggiunge qualcosa ma rigorosamente al di sotto di 11 punti, dell’aumento del costo della vita in quel triennio.  E al contempo le promesse di equiparare gli stipendi degli enti locali agli altri comparti si sono perse per strada, non hanno stanziato le risorse a tale scopo. Da notare la firma della Uil a conferma che il sindacato dei cittadini dopo mesi di proclami è già tornato all’ovile.

Aumenti retributivi medi mensili lordi di €136,76 per tredici mensilità, pari al 5,78% sul monte salari 2021, a cui aggiungere la miseria di 4 euro per il trattamento accessorio, al netto poco più di 80 euro. Per il personale turnista, in caso di mancata prestazione nelle giornate festive infrasettimanali, queste giornate saranno considerate festive ma senza compenso per il turno e senza generare debito orario.

E la parte normativa, se possibile, è ancora peggiore, ecco alcuni esempi

  • Orario di Lavoro: la flessibilità non è un valore aggiunto ma una sconfitta
  • Dopo innumerevoli sentenze di condanna della PA i sindacati firmatari presentano come conquista il buono pasto per il personale in smart working.
  • È stata prorogata al 31 dicembre 2026 la scadenza per le procedure in deroga per le progressioni tra le aree senza criteri oggettivi e correggere le troppe contraddizioni emerse in questi anni
  • Per i titolari di incarichi di Elevata Qualificazione (EQ) viene innalzato il limite massimo della retribuzione di posizione da €18.000 a €22.000, anche questa non è una conquista ma solo uno strumento nelle mani delle amministrazioni per depauperare il fondo del salario accessorio\produttività. Le EQ della PM avranno anche i proventi del Codice della Strada e l’ordine pubblico.
  • Relazioni Sindacali: passa l’informativa relativa al Piano triennale dei fabbisogni di personale ma senza potere di contrattazione del sindacato, solo una mera cortesia delle amministrazioni;
  • Si potenzia, a discapito delle Rsu, l’Organismo Paritetico per l’Innovazione (OPI) formato solo dai sindacati firmatari e rappresentativi. Invece di potenziare il welfare universale si va verso il welfare aziendale a mero discapito di aumenti dei salari per recuperare potere di acquisto, Si va prefigurando l’odiosa merce di scambio tra aumenti e bonus.

* L’articolo originale di Federico Giusti è su World Politics Blog

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