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mercoledì, Agosto 17, 2022

Caso Cucchi, in appello tutti condannati i carabinieri coinvolti

Caso Cucchi, quasi 12 anni di inchieste e nove processi: oggi è arrivata la sentenza d’appello sui pestaggi: tutti condannati i carabinieri coinvolti, con pene che vanno dai 2 ai 13 anni.

Caso Cucchi, in appello tutti condannati

La decisione della Corte D’Assise d’Appello è arrivata dopo 5 ore di camera di consiglio.  I due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro sono stati condannati a 13 anni per omicidio preterintenzionale in relazione al pestaggio subito da Stefano Cucchi la sera del 15 ottobre del 2009 quando dopo l’arresto per droga fu portato nella caserma della compagnia Casilina. Cucchi, dopo una degenza all’ospedale Pertini, morì il 22 ottobre in conseguenza delle lesioni gravissime riportate proprio in quel pestaggio.

Ai due carabinieri in primo grado era stata inflitta una condanna a 12 anni di reclusione e il Pg, Roberto Cavallone, al termine della requisitoria d’Appello aveva chiesto 13 anni per entrambi.

Al carabiniere Roberto Mandolini è stato riconosciuto un lieve sconto di pena, che passa da 4 anni e 6 mesi a 4 anni, mentre Francesco Tedesco ha visto confermata la condanna a 2 anni e 6 mesi, per loro l’accusa è di falso.

Caso Cucchi, in appello tutti condannati i carabinieri coinvolti

Il commento di Ilaria Cucchi

“Il mio pensiero va a Stefano e ai miei genitori che oggi non sono qui in aula. E’ il caro prezzo che hanno pagato in questi anni”. Queste le parole di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano.

L’avvocato Stefano Maccioni, parte civile nel processo e legale dei genitori di Cucchi, ha così commentato: “La mamma di Stefano, la signora Rita Calore, ha pianto non appena ha saputo della sentenza. L’ho sentita la telefono. E’ un momento di grande commozione. Dopo 12 anni la lotta non è ancora finita. Siamo comunque pienamente soddisfatti della decisione di oggi della corte d’Appello”. 

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La vicenda Cucchi

La vicenda Cucchi ha inizio il 15 ottobre del 2009 in via Lemonia, a ridosso del parco degli Acquedotti, quando Stefano venne arrestato perché sorpreso con 28 grammi di hashish.

La mattina successiva, nell’udienza del processo per direttissima, il 31enne aveva difficoltà a camminare e parlare e mostrava evidenti ematomi agli occhi e al volto che non erano presenti la sera prima. Venne rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, ma le sue condizioni di salute peggiorarono rapidamente e, il 17, venne trasportato all’ospedale Fatebenefratelli per essere visitato.

Il referto parlava chiaro: lesioni ed ecchimosi alle gambe e al viso, frattura della mascella, emorragia alla vescica, lesioni al torace e due fratture alla colonna vertebrale. I medici ne chiesero il ricovero che lui rifiutò insistentemente, tanto da essere rimandato in carcere per poi essere ricoverato di nuovo, presso l’ospedale Sandro Pertini, dove morì il 22 ottobre.

Nel gennaio 2011, dopo oltre un anno di indagini, vennero rinviate a giudizio 12 persone: sei medici dell’ospedale Pertini, tre infermieri dello stesso ospedale, e tre guardie carcerarie. Nel giugno del 2013 la terza Corte d’assise condannò cinque medici e assolse gli altri imputati. Nel 2014, nel processo d’appello, gli imputati vennero tutti assolti, e nel dicembre del 2015 la Cassazione decise per un nuovo processo d’appello ai cinque medici, che si concluse con una nuova assoluzione per il personale sanitario.

Successivamente l’ennesimo ricorso in Cassazione annullò l’assoluzione ai medici e rinviò a un terzo processo d’appello finito con un’assoluzione e altri reati prescritti. Ora si è arrivati a una verità giudiziaria per quanto riguarda i pestaggi che cucchi subì in carcere, ma intanto è in corso il processo nato dall’inchiesta sui presunti depistaggi che vede imputati altri otto ufficiali dei carabinieri.

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