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lunedì 10 Maggio 2021
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Loggia Ungheria: è calato il silenzio sul clamoroso scandalo

Loggia Ungheria, lo scandalo che fa tremare le stanze del potere, travolge la magistratura ma trova scarso eco sui media. Cosa sta succedendo?

Loggia Ungheria: è calato il silenzio

È uno degli scandali più grandi degli ultimi decenni, di quelli che potrebbero far vacillare stanze e carriere, in un paese che pure ne ha viste tante e non si scompone facilmente, se non a chiacchiere.

Qui parliamo, da quel che si riesce a decifrare dalle carte rese pubbliche, di un associazione denominata Loggia Ungheria che aveva praticamente sostituito il Csm all’insaputa di una parte stessa del Csm, capace di orientare l’intera macchina della giustizia: decidere le nomine, i poteri e soprattutto le inchieste e le sentenze.

Ma su tutto questo, dei verbali segreti che venivano smerciati in vario modo, e degli occultamenti, e del silenzio dei giornali, e del coinvolgimento di Davigo, e della denuncia di Di Matteo, e dei tentativi di travolgere anche il presidente della Repubblica,  di toghe vicine a Giuseppe Conte, dopo una breve vetrina mediatica, è già sceso il silenzio.

Si è preferito continuare a parlare della caccia a ex terroristi ottantenni, malati, di Fedez, delle scandalose ritorsioni russe all’UE (anche qui poi, non si capisce perché se la UE applica sanzioni alla Russia è normale, se la Russia reagisce è uno scandalo, mah!), e ora anche lo scudetto dell’Inter. Meglio parlare di Conte Antonio che di Conte Giuseppe…

Il giornale più scandalistico d’Italia, il Fatto, ha relegato il primo giorno il tutto alla sesta pagina. Repubblica a scoppio ritardato fa un titolone a tutta pagina ma poi si sgonfia immediatamente, al contrario di altre narrazioni ossessive.

È chiaro che si tratta di un inchiesta sconveniente per tutti solo che, i cittadini, cosa sono riusciti a capire? Cos’è successo? Cos’è questa Loggia Ungheria? Proviamo a riassumerlo in un bignamino pronto-uso.

Cassazione lavoratore deve dimostrare di essere stato licenziato oralmente

Inchiesta sulla presunta Loggia Ungheria

Tutto inizia nel 2019 quando il pm milanese Paolo Storari interroga l’avvocato Amara, che è anche il teste chiave sul quale è stato costruito il processo al giudice Palamara.

Il teste, assistito dall’avvocato Salvino Mondello, comincia a parlare con i magistrati milanesi e tira fuori una storia enorme che getta un’ombra cupa su molti magistrati, tocca anche l’ex premier Conte, e denuncia l’esistenza di questa Loggia Ungheria, che probabilmente prende il nome da piazza Ungheria a Roma. Inoltre dichiara di avere una lista di 40 nomi che fanno parte di questa loggia. Subito dopo precisa però: La lista completa potete trovarla a casa di un giudice, oppure chiederla a Calafiore che la custodisce all’estero.

Amara è stato interrogato a più riprese dai magistrati di Milano e già due volte da quelli di Perugia guidati dal procuratore Raffaele Cantone. Tornerà nei prossimi giorni e sarà richiamato anche il suo socio Giuseppe Calafiore, altro avvocato già condannato, che ha annunciato la volontà di collaborare.

Il coinvolgimento di Davigo

Il pm Storari, sempre a quanto pare (sono in corso i riscontri) trova intralci alle sue indagini e allora consegna le carte dell’inchiesta nell’aprile del 2020, nonostante fossero coperte da segreto, al consigliere del Csm Piercamillo Davigo per ragioni di autotutela dopo che, sempre secondo il pm, aveva invano chiesto per sei mesi al Procuratore di Milano Francesco Greco di procedere all’iscrizione degli indagati.

Piercamillo Davigo, che in quel momento è consigliere del Csm ricevuto il plico, secondo le ricostruzioni, avrebbe dichiarato: “Avverto chi di dovere”.  Chi sarebbe stato avvertito e perché?

Il Fatto Quotidiano, giornale del quale Davigo è editorialista, chiama in causa Mattarella: sarebbe il Presidente il “chi di dovere“.  Comunque, sempre a quanto pare (ci tocca ribadirlo continuamente) , Davigo non consegna il plico al Csm. Le carte rimangono nel suo ufficio.

Pochi giorni dopo il suo pensionamento quei verbali qualcuno li spedisce in forma anonima ai giornali. I documenti non sono firmati, non ci sono timbri, e qusto conferma che escono direttamente dal computer di uno degli inquirenti. I giornalisti che li ricevono si insospettiscono e denunciano la ricezione del plico. Le carte arrivano anche a Nino Di Matteo che denuncia il fatto.

La Procura di Roma avvia un’inchiesta e accusa la segretaria di Davigo, Marcella Contrafatto di essere la postina. Chi indaga perquisisce la donna, nella sua abitazione trova copie di quei verbali. Chi l’ha incaricata di diffonderli? Lei si avvale della facoltà di non rispondere. Per questo nei prossimi giorni Davigo sarà chiamato a spiegare come mai li avesse la sua segretaria.

 

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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