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martedì 17 Maggio 2022
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Bufera caporalato in Veneto sulle Fonti di Posina: turni massacranti e ricatti sessuali

Lavoratori in nero, turni massacranti, ricatti sessuali: lo scandalo dello stabilimento Fonti di Posina, 7 indagati. L’azienda: “Noi non c’entriamo”.

Caporalato e sfruttamento: bufera sulle Fonti di Posina. 7 indagati, anche per violenza sessuale

Bufera in Veneto per un inchiesta su caporalato e fruttamento: la Procura di Vicenza ha notificato un esante provvedimento nei confronti di tre manager dell’azienda di imbottigliamento di acque oligominerali con sede a Posina nota per il brand commerciale Acqua Lissa legato alla società “Fonti di Posina spa”. Si tratta del presidente del consiglio di amministrazione, il direttore dello stabilimento e il responsabile del magazzino. Oltre a loro, altri quattro collaboratori risultano indagati.

Gravissime le accuse: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato, violenza sessuale, favoreggiamento dell’ingresso e del soggiorno illegali nel territorio dello Stato, utilizzo di manodopera clandestina, possesso e fabbricazione di documenti d’identificazione falsi e falsità materiale commessa da privato.

Diversi lavoratori sarebbero stati costretti a sopportare turni fino a 15 ore ininterrotte, con manodopera costretta a subire delle vessazioni “per mano” di un soggetto interno all’azienda secondo modalità tipiche – e del tutto vietate in Italia – del caporalato. Con l’ombra infine di ricatti a sfondo sessuale e di favorire l’immigrazione clandestina di lavoratori stranieri, anche minori.

Le indagini erano scaturite in seguito all’esposto presentato da tre operai di nazionalità moldava, formalmente dipendenti di una cooperativa esterna – con sede in Lombardia – ma sotto le direttive dell’azienda vicentina, con sede nel comune dell’omonima Val Posina.

Dalle indagini sarebbe emerso ben altro dalle “acque” di Posina, su altre fattispecie illecite finite sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Vicenza che ha coordinato le indagini.

Altri capitoli d’indagine sono riservati alle mansioni a cui erano destinati i dipendenti “esterni” della cooperativa, tra cui quella di carrellisti utilizzando muletti meccanici senza possedere la licenza di utilizzo.  Da chiarire anche i contorni di due episodi a sfondo sessuale, in cui si parla del tentativo da parte di un “caporale” di imporre prestazioni di natura fisica a dei nuovi dipendenti appena assunti. Non ultima, tra le segnalazioni alla Procura, anche quella riferita l’impiego di un minore straniero all’epoca dei fatti, nato nel 2003, inserito in organico con dati anagrafici fittizi per fargli attribuire un codice fiscale in Italia e farlo figurare come già maggiorenne.

Una bufera sull’azienda Fonti di Posina. Società inserita nel Gruppo Montecristo che dà lavoro a circa 50 dipendenti, per un fatturato annuo che si aggira sui 20 milioni di euro e che si è gia dichiarata in una nota “estranea e non a conoscenza dei fatti contestati”.

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