Attacco israeliano in Siria: 25 morti. Tel Aviv continua ad agire indisturbata

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La sera di domenica 8 settembre, la Siria è stata colpita da un devastante attacco missilistico che ha provocato la morte di almeno 25 persone, tra cui 5 civili, e il ferimento di circa 40 individui.

L’attacco, attribuito a Israele, ha preso di mira diverse aree nei pressi della città di Masyaf, situata nella Siria centrale, mirando a una serie di obiettivi militari.

La notizia è stata riportata in prima battuta sia dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani che dall’agenzia di stampa siriana Sana, poi ripreso dalla stampa intenazione. Il conteggio delle vittime è ancora in aggiornamento.

Gli Obiettivi dell’attacco israeliano in Siria

Tra gli obiettivi colpiti vi sarebbe un centro di ricerca militare per la produzione di armi chimiche, che, secondo l’Osservatorio Siriano, ospitava personale iraniano. L’attacco si è svolto attraverso quattro distinti episodi nell’arco di tre ore, durante le quali sono state udite 13 esplosioni. I missili israeliani si sarebbero abbattuti su un totale di cinque centri di ricerca e avamposti militari siriani, inclusa la zona di Al-Zawy, provocando incendi e distruzione.

L’Osservatorio Siriano ha fornito un quadro dettagliato delle vittime dell’attacco, confermando la morte di almeno 25 persone, tra cui 5 civili, 4 soldati siriani, 2 membri di Hezbollah di nazionalità siriana e 11 siriani affiliati alle milizie iraniane. Altri tre individui non sono ancora stati identificati. Questo attacco risulta essere il più mortale per i civili dall’inizio del 2024, aggiungendosi a una lunga lista di bombardamenti israeliani sul suolo siriano.

Danni alle infrastrutture

L’impatto dell’attacco non si è limitato alle perdite umane. L’aggressione ha anche causato gravi danni alle infrastrutture locali, comprese le reti elettriche e le telecomunicazioni. Habib Khalil, direttore dell’azienda elettrica della provincia di Hama, ha spiegato che il bombardamento ha compromesso edifici, apparecchiature e linee elettriche, interrompendo servizi essenziali come la produzione di farina, la distribuzione di acqua e la gestione dei silos. Un’enorme voragine di 7 metri di profondità, lunga oltre 30 metri, si è aperta sull’autostrada Masyaf-Wadi al-Oyoun, rendendo l’area ancora più isolata.

L’attacco del 8 settembre rappresenta il 64º bombardamento israeliano sulla Siria dall’inizio del 2024, segnando un’escalation nel conflitto tra i due Paesi. Gli obiettivi di questi attacchi sono spesso siti militari o collegati alle milizie alleate dell’Iran, principale nemico regionale di Israele. In tutto, gli attacchi israeliani nel 2024 hanno causato la morte di 207 combattenti, inclusi siriani, iraniani e libanesi, oltre a 25 civili.

Israele non ha commentato ufficialmente l’episodio, ma l’assenza di una risposta immediata non sorprende, poiché Tel Aviv ha mantenuto una linea di ambiguità riguardo alle sue operazioni militari in Siria. Tuttavia, il coinvolgimento israeliano in questi attacchi è ormai un fatto accettato, con l’obiettivo dichiarato di fermare l’influenza iraniana e le minacce provenienti da gruppi come Hezbollah.

L’attacco a Masyaf si inserisce in un contesto di tensioni crescenti nel Medio Oriente, con Israele che sembra prepararsi a un confronto diretto con Teheran e le milizie alleate.

A fine agosto, si sono intensificati gli scontri tra Israele e Hezbollah sul fronte libanese, mentre alla fine di luglio l’uccisione del leader politico di Hamas, avvenuta durante una visita a Teheran, ha ulteriormente aggravato la situazione.

Israele continua a mostrare una politica aggressiva, cercando di radunare alleati in vista di un potenziale confronto su larga scala con l’Iran, alimentando la già fragile stabilità della regione.

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