Argentina, Milei vince nuovamente le elezioni. I dollari di Trump hanno ribaltato il tavolo

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La coalizione di Javier Milei ottiene una schiacciante vittoria nei midterm argentini: oltre il 40% dei voti, sostegno Usa da 40 miliardi e una maggioranza parlamentare rafforzata. Le riforme ultraliberiste vincono, ma il prezzo sociale resta alto. Il peronismo è in rovina. Fondamentale il soccorso economico degli USA nel momento di massima crisi del governo Milei.

Milei conferma il potere e il liberismo estremo avanza

Il nuovo trionfo elettorale del leader ultraliberista Javier Milei segna un momento di svolta nella politica argentina, conferendo alla sua coalizione La Libertad Avanza un credito politico rinnovato. Con oltre il 40 % dei consensi e un vantaggio di circa 9 punti percentuali sull’alleanza peronista, il risultato rappresenta non solo una vittoria numerica, ma un endorsement dell’agenda radicale che Milei ha già messo in atto.

Una vittoria inattesa e il sostegno internazionale

Nonostante la sconfitta riportata pochi mesi prima nella provincia di Buenos Aires, tradizionale roccaforte peronista, Milei e il suo partito sono riusciti a ribaltare le aspettative.

Nella tornata legislativa parziale del 26 ottobre 2025, La Libertad Avanza ha conquistato più della metà dei seggi deputati in palio, ampliando in maniera significativa la propria rappresentanza sia nella Camera che nel Senato.

Fondamentale è stato il sostegno esterno degli Stati Uniti e in particolare dell’ex presidente Donald Trump, la cui amministrazione aveva messo sul tavolo un pacchetto di aiuti da 40 miliardi di dollari condizionato al buon esito elettorale del governo Milei.

Tale appoggio internazionale ha accentuato il carattere simbolico della vittoria: non più solo un test interno, ma uno snodo strategico nei rapporti regionali e nell’orientamento economico dell’Argentina.

Riforme economiche e consenso sociale in bilico

Il successo elettorale ha come sfondo un contesto economico complesso. Il governo Milei ha portato avanti un programma di tagli drastici alla spesa pubblica, deregulation e liberalizzazione del mercato, che ha consentito una significativa riduzione dell’inflazione – da cifre annuali a tre-cifre fino a una percentuale intorno al 30% – e il raggiungimento di un surplus fiscale.

Tuttavia, questi risultati sono stati ottenuti a caro prezzo: riduzione dei programmi educativi e sanitari, aumento della diseguaglianza e crescente malcontento tra le fasce più vulnerabili. Inoltre, alcuni scandali – come la questione della “meme-coin” promossa dallo stesso Milei e il coinvolgimento di familiari e collaboratori in vicende legali – hanno messo in dubbio la sobrietà e la credibilità della coalizione al governo.

La combinazione tra riforme aggressive e tensioni sociali ha generato una polarizzazione profonda: da un lato sostenitori convinti di una svolta liberista, dall’altro cittadini preoccupati per l’emergere di un modello di governo che sembra premiare il capitale più che l’abitare, la stabilità o la coesione sociale.

Il peronismo in crisi e lo spazio della “terza via”

La sconfitta dell’opposizione peronista appare netta. Il movimento guidato dalla ex presidente Cristina Kirchner non è riuscito a presentare un’alternativa credibile all’offensiva liberista, né a mobilitare efficacemente il proprio elettorato storico. La rapida perdita di terreno segnala un momento di fragilità interna al peronismo, che – pur restando forza significativa – appare incapace di interrompere l’onda di cambiamento.

Anche la coalizione centrista Provincias Unidas, che aspirava a proporsi come terza via moderata tra i poli in campo, ha ottenuto risultati deludenti, confermando la concentrazione del confronto politico sui due principali blocchi.

Underdog per il 2027?

La vittoria non consegna al governo piena maggioranza parlamentare, ma gli garantisce una forza ben più ampia rispetto al passato: grazie al salto nei seggi, Milei acquisisce la possibilità di esercitare il veto e condizionare i processi legislativi mediante alleanze mirate. Rimane però l’interrogativo se l’ampio consenso elettorale sarà sufficiente a sostenere una fase di riforme complesse, soprattutto se queste continueranno ad avere un effetto sociale duro e selettivo.

L’orizzonte del 2027 è già all’orizzonte: con il rafforzamento del proprio blocco parlamentare e il recupero del favore degli investitori internazionali, Milei si pone come candidato di rilievo per la riconferma. È dunque un momento di consolidamento politico, che però è anche carico di insidie. Le sfide economiche non si esauriscono con il voto e le tensioni sociali possono risorgere presto: il consenso elettorale può trasformarsi in instabilità se le riforme continuano a essere percepite come imposte dall’alto.

Con questa tornata elettorale Milei ha guadagnato una nuova legittimità per portare avanti il suo progetto di trasformazione. Ma il vero banco di prova sarà ora tradurre il mandato ricevuto in risultati di vita concreta, senza che il consolidamento del potere politico si traduca in marginalizzazione sociale o deriva autoritaria.

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